Il difficile varo dei “navigator”

opinioni e commenti di giorgio civati

di Giorgio Civati

Tra i tanti aspetti discutibili e su cui si può dibattere riguardo il reddito di cittadinanza, quello dei cosiddetti “navigator” è uno dei più singolari. Assistenti, guide, tutor. Ancora tutti da trovare e soprattutto da inventare.

Laureati, con esperienza, in grado di seguire il beneficiario del sussidio nella ricerca di un lavoro, capaci di interagire con le aziende, e via di questo passo. Veri esperti, insomma, che però potrebbero essere difficili da reperire e reclutare, almeno con tutte le caratteristiche richieste dal provvedimento varato dal governo.

Esperti che non hanno di meglio da fare? Che si “accontentano” di un contratto comunque non stabilizzato per un’esperienza che, magari, forse, chissà quanto proseguirà e quando terminerà?

Siamo seri, gente così, se c’è, anche e soprattutto a Como e dintorni cerca di meglio. E se accetta il ruolo di navigator, magari non è così preparato come sarebbe richiesto.

Qui, sulle rive del Lario, con la Svizzera a due passi, ci riesce difficile immaginare una figura formata, di cultura universitaria, con buone capacità relazionali e altrettanto buone conoscenze con il mondo imprenditoriale e del lavoro, che si impegna a cercare un’occupazione ad altri. Magari si impegna, ma il rischio è che lo faccia per se stesso. E sarebbe logico, se ciò avvenisse, e comprensibilissimo.

È pur vero che il mercato del lavoro è fiacco ovunque, compreso il Comasco. Ma, proprio per questo, non si può non rilevare un rischio concreto: e cioè che quella del navigator sia un’opportunità “in proprio” più che una missione, un modo per cominciare a fare qualcosa anziché il niente.

Aggiungiamoci i Centri per l’impiego così come sono oggi – burocrazia allo stato puro e assistenza vicina  allo zero – ed ecco che il reddito di cittadinanza appare in tutta la sua aleatorietà. Un sostegno, e questo può anche andare bene; difficilmente un modo per arrivare a creare occupazione. Anche perché dalle nostre parti sono decenni che si raccolgono lamentele circostanziate da parte del mondo delle aziende: si cercano falegnami, stampatori, tessitrici, elettricisti. E non si trovano.

Le denunce dalle aziende per la scarsa manodopera, in particolare specializzata, si ripetono periodicamente e poco cambia.

I Centri per l’impiego fino a oggi hanno fallito, lo sono stati solo nel nome (“per l’impiego”…) e non nella realtà. Anche a Como.

Servirà il reddito di cittadinanza? Basteranno i navigator? Ci permettiamo di essere pessimisti. Competenze da apprendere e disponibilità a mettersi in gioco non si creano per decreto.

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