Il direttorissimo e la sua lettera aperta sull’università

Palazzo di vetro
di Emanuele Caso

Tralasciamo ogni superflua valutazione sull’opportunità politica, se così si può dire, del gesto. Concentriamoci, invece, sull’oggetto in sé. Succede questo: venerdì scorso, improvvisamente, un pomeriggio invernale neppure troppo freddo viene squarciato dal direttore generale – direttorissimo secondo alcuni – del Comune di Como, Nunzio “Vobis” Fabiano “Magno”. Il quale, nel serrato e acceso dibattito avviato in queste ore dal professor Giulio Casati sul futuro dell’università lariana

, invia una lettera aperta urbi, orbi, prezzemolo e finocchio ai mass media locali. I contenuti – peraltro interessanti – li avrete certamente già letti o ascoltati su giornali, radio e tv. Noi, molto licenziosamente, analizziamo la forma. Nunzio “Vobis” spiega che il tema accademico gli è così caro che – testuale – «si trasforma in vis cui resisti non potest».
Egli non “potest”, pure noi non “potiamo” e proseguiamo. Fabiano “Magno”, nell’accorato appello per il rilancio degli atenei, ricorda che è «nato in terronia», e che tiene a esprimersi pubblicamente pur sentendosi «monade del mondo di Leibniz». Il ragionamento si snoda poi tra l’invocazione di un polo accademico votato all’eccellenza e alla qualità, un invito a superare l’oggettivo provincialismo di cui talvolta il territorio è vittima e un auspicio per evitare che la bella Como diventi soltanto «un buen retiro per anziani ricchi (manco fossimo ad Antigua, ndr) e quant’altri». Poi si arriva alla conclusione pirotecnica della dotta missiva. «Per questo – chiude il direttore generale del Comune – mi congedo abusando ancora una volta delle parole di M.L.K: “I have a dream”». Oh yes, Nunzio: T.V.T.B.

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