Cronaca

Il dramma del Quarto Ponte: tre indagati per omicidio volontario

altPrime risposte dall’autopsia: «Il 38enne polacco morto per un edema polmonare»

Sono tre gli indagati per la morte di Pawel Zbigniew Pietrucha, il 38enne polacco trovato senza vita la mattina di venerdì in un portico del complesso del “Quarto Ponte”, a pochi passi dalla tangenziale. Il fascicolo di inchiesta è aperto per concorso in omicidio volontario.
La procura dunque lavora alla tesi che le botte precedenti al

decesso – andate in scena in un distributore di via Varesina, l’Erg, tra la vittima e altre tre persone tra cui due connazionali – possano aver giocato un ruolo importante nell’esito drammatico della vicenda. Sul registro delle notizie di reato sono finiti un italiano e due polacchi: per la precisione Valter Jocolano, 56 anni residente a Como in via Natta, il 31enne dal cognome impronunciabile Karol Grzeszczyszyn (amico di Jocolano), e Piotr Szykowny, 43 anni, noto come frequentatore dell’Ozanam di via Napoleona. Erano loro a bordo della Nissan Matrix fermata dalle volanti della Questura al distributore Erg di Rebbio dopo la lite avuta con Pawel. Uno scontro – per futili motivi – cui avrebbero assistito anche dei testimoni che avrebbero poi chiamato il 118 e le forze dell’ordine. La vittima, soccorsa sul posto e con il volto tumefatto (forse per un pugno preso), avrebbe rifiutato di essere trasportata all’ospedale, per poi farsi accompagnare dagli stessi amici al “Quarto Ponte” dove la mattina successiva è stato trovato cadavere. Le indagini, poi coordinate dai carabinieri del reparto operativo, hanno immediatamente puntato su quanto avvenuto la sera precedente, tanto che nel giro di poche ore i tre erano già stati individuati e accompagnati in caserma. Una scena che tra l’altro è stata notata da più persone, in quanto Jocolano lavora al liceo “Volta” e i carabinieri si sono presentati mentre le lezioni erano appena finite per chiedere all’uomo di seguirli negli uffici. Primo atto ufficiale della procura è poi stato l’incarico per l’autopsia, effettuata dall’anatomopatologo del Sant’Anna di Como, Giovanni Scola. Nominati anche tre avvocati difensori per gli indagati, ovvero Francesco Cima Vivarelli, Ottavia Montefusco e Giuseppina Ciarleglio. I primi riscontri autoptici non avrebbero però fornito elementi importanti contro i tre sospettati: il 38enne polacco (già debilitato e cardiopatico) sarebbe morto per un edema polmonare. Ora rimane da capire se quanto accaduto poche ore prima il ritrovamento del corpo – ovvero il litigio in via Varesina – possa in qualche modo aver influito nel decesso. I ruoli dei tre, inoltre, sarebbero molto diversi l’uno dagli altri. Tutte vicende su cui sta convergendo in queste ore il lavoro degli inquirenti. Che, al momento, con un comunicato diffuso ieri dalla procura, fanno sapere come «allo stato» non siano state riscontrate «condizioni per l’adozione di un provvedimento di fermo», ovvero «per la richiesta di emissione di misure cautelari al giudice delle indagini preliminari».
«Le indagini continuano – è la chiosa del comunicato – allo scopo di chiarire ogni aspetto della vicenda, e in particolare i rapporti intercorrenti tra la vittima e gli indagati», e le ragioni «alla base del contrasto fisico». Anche l’auto si cui di trovavano i quattro nella serata di giovedì è stata passata al setaccio dai carabinieri in cerca di tracce utili alle indagini.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Il corpo del 38enne polacco trovato senza vita sotto le coperte con cui si riparava dal freddo della notte
3 marzo 2013

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