Il Fai: «Il passato è il nostro futuro»

Tesori di casa nostra – Il vicepresidente del Fondo Ambiente Italiano invita i lariani a riscoprire il turismo “lento”
Comaschi, guardate al passato. E guardatevi dal cemento e dalla voglia di essere troppo “moderni”. È la ricetta che il vicepresidente esecutivo del Fondo Ambiente Italiano, Marco Magnifico, prescrive ai lariani. Qualora fosse un sindaco, gli abbiamo domandato, come si comporterebbe? Il programma del Fai, ente culturale che gestisce dimore storiche come Villa Balbianello a Lenno, è drastico: «La crisi che stiamo vivendo – dice Magnifico – è strutturale, di sistema. Rappresenta una forte cesura
con quello che siamo chiamati a lasciarci alle spalle».
Cioè?
«Cioè l’età delle cicale. Che è finita. Il modello di sviluppo che ci ha promesso auto sempre più performanti, fabbriche sempre più grandi e seconde case per tutti, è crollato miseramente. Eravamo tutti ubriachi. E come nella favola di Fedro, per le cicale è arrivato l’inverno. Anzi, è arrivato per tutti, in primis per chi ha meno beni. È una legge della storia, purtroppo immutabile».
E quindi?
«Bisogna disincantarsi. Se fossi un amministratore lariano, tornerei al passato, che è il vostro vero futuro».
Sa un po’ di slogan per la “Giornata di Primavera” con cui aprite le porte dei vostri tesori.
«Non è passatismo, ma, a costo di sembrare banali, la vera novità. E parlo di un passato che ha duemila anni di storia, e affonda le sue radici in Atene e in Roma. Uno stile di vita che abbiamo cominciato a rovinare dagli anni Cinquanta del XX secolo in poi. Benvenuta sia la crisi».
Perché?
«Ci obbliga, tutti quanti, a un profondo esame di coscienza. E ci fa capire che abbiamo bisogno di un altro stile di vita, di altri ritmi. Certo, teniamo conto che siamo nell’era dell’iPad, nessuno può pretendere di tornare all’epoca delle carrozze e dei cavalli. Ma, d’altronde, dobbiamo smetterla di pensare a modelli di sviluppo che non ci appartengono. E sono figli di un marketing sbagliato».
Qualche esempio del territorio comasco?
«Per fortuna l’immagine del lago è ancora intatta, grazie a valori come i vecchi alberghi che rimangono aperti. E avete il lusso di viaggiare “slow” sulla Regina: accontentatevi delle vecchie strade sulla costa. Sono bellissime, perché ti obbligano ad andare piano, come avviene in Scozia, dove sono quasi assenti le autostrade. Lassù è tutto un vivere “slow” all’insegna della lentezza, perché è una condizione in cui si pensa, e si apprezza di più il paesaggio. Le strade strette sono un vero vantaggio».
Provate a dirlo a chi si trova imbottigliato sulla Regina…
«Il grande pericolo è che gli amministratori lariano rimangano ubriacati anche loro dal canto delle cicale, dalla voglia di uno sviluppo eccessivo. Penso al porto marina di Villa Erba, di cui non credo ci sia bisogno. A Laglio, località celebre per la presenza della villa di George Clooney, solo grazie all’intervento del divo Usa si è evitato di cementificare ulteriormente la riva. E la spiaggina di Ossuccio, di fronte all’Isola Comacina, che è un vero dono di Dio? Quel piccolo fazzoletto di ciottoli a lago è un miracolo, e va preservato così come è, senza pontili. Non è qualcosa dei tempi che furono, è il grande valore attuale. Lì nei pressi abbiamo, noi del Fai, ricevuto in dono la “Velarca”, una originale casa galleggiante – costruita sulla base di una tipica gondola lariana degli anni Trenta e lunga 19 metri, progettata negli anni Cinquanta dallo Studio “Bbpr” di Milano composto da Gian Luigi Banfi, Ernesto Nathan Rogers, Lodovico Barbiano di Belgiojoso ed Enrico Peressutti, gli stessi della Torre Velasca, ndr – Ebbene, oltre alla barca abbiamo ricevuto in dono anche una torre medievale da cui si gode una vista stupenda su tutta la “Zoca de l’oli”, che è un panorama da togliere il fiato, con l’oliveto più a Nord dell’Europa intera. Anche il ministro Corrado Passera, che l’ha visitata durante il suo viaggio di nozze in cui ha soggiornato per un paio di sere nel “nostro” Balbianello, lo ha sottolineato. Rimanendone estasiato. E se lo dice lui che è lariano doc…».
Insomma, addio alle barche e puntiamo sui monumenti?
«Il futuro per il Lario a mio avviso è fatto di valori quali il “Sacro Monte” di Ossuccio tutelato dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, non da barche, motoscafi e nuovi moli che rispondono a un modello di sviluppo sbagliato. George Clooney e in generale i turisti stranieri che vengono dalle vostre parti cercano sul Lario le suggestioni e i motivi per un turismo “slow”, non certo gli scenari alla Miami. Quelli li trovano il Florida».
Un fronte del “no”, il suo? E con quali prospettive per il turismo lariano?
«Immagino uno scenario in cui, ad esempio, l’agricoltura deve giocare un ruolo fondamentale, per far rinascere gli oliveti e dare opportunità alle popolazioni locali di sentirsi orgogliosamente parte del territorio. E non a colpi di parchi che siano pieni di divieti. È finito il tempo dei “no” e dei “basta”, di fronte a una crisi che è di sistema serve adottare la filosofia dei “per”. Io se fossi sindaco proporrei alcune semplici ma drastiche soluzioni per incentivare il turismo custodendo il territorio: zero consumo di suolo, “per” dare ampio spazio al restauro degli alberghi, specie se storici. E direi addio a quelle orribili sedie di plastica di cui pullulano ristoranti e locali: certo, sono più comode, si impilano, ma sono orrende. Non ne troverete, nella Svizzera del turismo. Rimpiazzarle costerà fatica, ma la crisi è questo: una grande lezione di sana fatica per tutti. Ne vale la pena. Gli americani vengono da noi non a caccia di hamburger ma di pesce persico. Un amministratore che ha tutti questi valori da custodire è un criminale, se pensa che siano il passato. Mi ha ferito sapere che i comaschi hanno lasciato affondare una gloria come il piroscafo Plinio, simbolo stesso della navigazione. È stato un vero crimine».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
La “Velarca”, casa galleggiante ancorata di fronte all’Isola Comacina progettata negli anni ’50 dallo Studio “Bbpr” di Milano

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