Cronaca

Il fattore Renzi e il “Mugello” cancellato

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In provincia il Pd da solo (37,7%) ha preso più voti di Forza Italia e Lega sommati
Un trionfo senza precedenti del Pd, il Movimento 5 Stelle che ancora una volta vede il Lario terra ostile, una crisi conclamata e forse strutturale del centrodestra dominatore fino a pochi anni fa.
Nella sorpresa generale, queste elezioni europee hanno probabilmente segnato una rivoluzione della geografia politica provinciale (e di molti singoli Comuni) paragonabile soltanto all’avvento di Forza Italia 20 anni fa.

Con una sintesi tipicamente giornalistica, si potrebbe dire che (soprattutto) il “fattore Renzi” ha compiuto l’impensabile: cancellare il mitologico “Mugello del centrodestra”. Lo dimostra un calcolo un po’ da laboratorio ma efficace per una sintesi: il Pd da solo, con il suo 37,7%, ha preso più voti di Forza Italia (18,71%, secondo partito in provincia) e Lega Nord (16,6%, terzo) sommati. 

LA BOMBA
Inutile girarci attorno: come in tutta Italia, il doppio detonare dello status quo ha fatto rima con un nome proprio (Matteo Renzi) e con il simbolo del “suo” partito (Pd). La performance democratica ha dell’incredibile: il 37,7% preso dai democratici in provincia ha migliorato di 16 punti netti il risultato delle Politiche del febbraio 2013 e, come se non bastasse, rende al secondo partito in assoluto (Forza Italia, al 18,71) qualcosa come 19 punti percentuali. Un abisso, un’onda travolgente oltre ogni aspettativa. Con un unica incognita, a voler essere pignoli: il vento molto romano/renziano che ha gonfiato le vele del galeone democratico. Nel tempo, andrà valutata la capacità di radicamento di questo voto nell’anima di un territorio storicamente più vicino al centrodestra. Anche perché è difficilissimo – sempre a livello provinciale – parlare di un centrosinistra che vada al di là del Pd, se si considera che la Lista Tsipras si è fermata al 2,79% e i Verdi all’1,09. Briciole, insomma.
“VAFFA” FlOP
Sul Lario, Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio e i “cittadini” non hanno mai sfondato e non lo hanno fatto nemmeno questa volta per le Europee.
Il dato provinciale pari al 14,84% colloca il movimento al quarto posto tra le liste più votate. In assoluto, nulla di disonorevole, ma in rapporto al dato nazionale del 21,1%, la cifra appare decisamente bassa. E soltanto rispetto alle Politiche del 2013 i grillini hanno perso per strada quasi il 4% dei voti (un anno fa la lista prese il 18,64%). In sostanza, l’ormai celebre “#vinciamonoi” lanciato da Grillo sui social network, in provincia di Como pare ancora una chimera.
LA CASA IN LIBERTA’
Il Lario ha voltato le spalle alla corazzata che, ai tempi d’oro, stava sotto lo stesso tetto della Casa delle libertà. A livello provinciale, Forza Italia ha colto un ancora dignitoso 18,71%, percentuale lontanissima dai 30% e oltre degli anni ruggenti, ma che se si somma al 3,43% della ex costola berlusconiana di Nuovo Centrodestra di Alfano arriva a un 22,1% non troppo lontano dal 23,1% colto dal vecchio Pdl alle Politiche 2013. Crisì sì, dunque, evidente. Ma non tracollo letale. Anche perché la galassia del centrodestra storico si completa con Fratelli d’Italia che in provincia, in queste Europee, è rimasta nettamente sotto l’obiettivo 4% fermandosi al 3,24% ma incrementando di 1,20 punti il 2,04% del 2013.
LEGA CON GIUDIZIO
Il Carroccio ora guidato da Matteo Salvini (e che ha Roberto Maroni presidente della Regione) sul Lario avanza, ma con estremo giudizio. L’anno scorso prese il 15,69% in provincia, quest’anno il 16,6%. Una avanzamento minimo per un partito abbastanza in salute e in fase di rilancio dopo gli scandali degli anni scorsi, ma che ancora sembra custode del tesoro ereditato dai fasti del passato, senza nuove gemme.
I CANDIDATI
Per concludere l’analisi sull’esito delle elezioni europee, un accenno alle poche candidature comasche nelle liste che si sono presentate nella Circoscrizione Nord Occidentale per il Parlamento Europee.
Il Partito Democratico aveva schierato Paolo Sinigaglia e Sergio Aureli. Per il primo è arrivata la soddisfazione delle 20.716 preferenze personali, ma non è bastato per l’elezione. Per Aureli, stesso destino ma con meno voti personali: 8.539.
Fratelli d’Italia aveva schierato Fabio Bulgheroni. Per lui 1.223 preferenze e niente elezione.

Emanuele Caso

27 maggio 2014

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