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Il franco svizzero più debole “preoccupa” i frontalieri

Per l’economia comasca, forse, non è una buona notizia. Il franco svizzero che ogni giorno diventa un po’ più debole contro l’euro alleggerisce, infatti, il portafogli dei frontalieri e riduce il potere d’acquisto dei ticinesi, i quali continueranno certamente a fare la spesa in Italia, ma forse spenderanno qualcosa in meno rispetto al recente passato.

Alla chiusura settimanale delle Borse, venerdì, un euro ha toccato quota 1,188 franchi svizzeri, superando il precedente picco di 1,1833 – fatto segnare lo scorso 15 gennaio – che rappresentava il punto più elevato dalla decisione della Banca Nazionale Svizzera di abbandonare la soglia “protetta” di 1,20.

La breve storia del rapporto di cambio euro-franco è costellata di alti e bassi. Nel 2007, cinque anni dopo la nascita della moneta unica, per comprare un euro servivano 1,68 franchi. Erano i tempi in cui il frontalierato degli acquisti aveva decisamente cambiato direzione. Il 15 gennaio 2015, quando d’improvviso la Banca Nazionale di Berna sganciò il franco dalla soglia di 1,20, per comprare un euro servivano invece 0,9652 franchi. Quel giorno per molti cambisti fu un vero e proprio incubo. Negli annali del giornalismo svizzero viene ricordato come una sorte di apocalisse, tanto è vero che fu ribattezzato Francogeddon.

Oggi la fluttuazione è di nuovo attorno a 1,20 franchi per un euro. E a Como migliaia di persone seguono da vicino la curva dei cambi, pur non essendo né bancari né finanzieri. Gli oltre 25mila frontalieri, ad esempio, coloro cioè che incassano ogni mese uno stipendio in franchi, sono probabilmente preoccupati e sperano che il rapporto tra le due monete si stabilizzi. Più il franco si indebolisce, infatti, meno valgono i loro salari. Un esempio: con il cambio a 1.188, 3mila franchi corrispondono a 2.525 euro. Se il corso franco-euro arrivasse – come pure qualcuno ipotizza possa accadere nei prossimi giorni – a 1.2, lo stesso stipendio mensile varrebbe circa 25 euro in meno. Con un franco più debole, comprare in Svizzera per gli italiani potrebbe diventare più conveniente (anche se i prezzi, oltreconfine, restano comunque più elevati). Un pieno di benzina verde costerebbe certamente meno.

Allo stesso tempo, però, una soglia più bassa assottiglia per i ticinesi la convenienza dello shopping in Italia. Per quanto è facile presumere che i supermercati, adottando politiche di adeguamento dei prezzi, potrebbero facilmente sterilizzare la perdita del potere d’acquisto. Tutto ciò fino al prossimo scossone. In alto o in basso. Qualcosa che nessuno è in grado di prevedere con certezza. Perché le monete, si sa, sono davvero ballerine.

Scalata dell’euro sul franco svizzero: sempre più vicina la quotazione di 1,20

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