Il freddo rovina 5mila tonnellate di cibo sul Lario

Danni gravissimi per gli apicoltori, quasi la metà degli alveari è distrutta
Cinquemila tonnellate di cibo andate distrutte a causa del maltempo. Aziende zootecniche e avicole alle prese con i danni provocati dal grande freddo. Florovivaisti impegnati a riscaldare le serre – con un deciso incremento nei costi per il combustibile – per salvaguardare le colture. E ancora, una mortalità degli alveari salita addirittura al 40% nel settore dell’apicoltura.
L’ondata di maltempo, anche se nelle ultime ore è ricomparso un timido sole, ha lasciato pesanti strascichi nella nostra provincia. E per il fine settimana si attende ancora neve.
Da una prima stima su base nazionale, effettuata dalla Coldiretti, sono 100mila le tonnellate di derrate andate perse per il maltempo. Dopo una settimana sotto zero gli scaffali sono vuoti, in media, al 30% per i prodotti più deperibili. «Circa il 20-30% di questi beni erano destinati alla Lombardia e circa il 5% al nostro territorio – dice il presidente della Coldiretti di Como e di Lecco, Fortunato Trezzi – I ritardi nelle consegne, dovuti al maltempo e al blocco di strade e autostrade, sono stati decisivi». La mancanza di rifornimenti ha provocato un taglio negli acquisti giornalieri di frutta e verdura.
Per i prodotti coltivati all’aperto si parla di rincari medi superiori al 10%.
Non mancano casi di speculazione denunciati dalle associazioni dei consumatori, con prezzi addirittura triplicati.
Il danno per la filiera agroalimentare ha raggiunto – sempre in base alla stima della Coldiretti – i 200 milioni di euro.
«Il gelo ha causato enormi danni. Nelle aziende zootecniche e avicole si sono rotti molti macchinari. Si sono interrotte le linee d’acqua necessarie per abbeverare gli animali. Ci hanno comunicato guasti ai sistemi di pulitura – prosegue sempre il presidente Trezzi – E sul versante dei florovivaisti si segnala l’impennata delle spese di riscaldamento».
Da ogni parte della provincia vengono segnalati disagi. «In questo periodo gli animali hanno mangiato di più ma hanno prodotto meno a causa del ghiaccio. Hanno anche bevuto meno, riducendo la capacità di produrre».
È vera emergenza, poi, nel settore dell’apicoltura. «Tra Como e Lecco sono attivi circa 700 produttori. Ben 400 nel Comasco – dice l’entomologo lariano (e assessore provinciale alla Cultura) Mario Colombo, docente di apidologia nella facoltà di Agraria della Statale di Milano – Il danno è pesante. Nel Comasco ci sono circa 6mila alveari e circa 2.500 sarebbero “morti”. Stiamo facendo un’indagine capillare proprio in queste ore. Nel Lecchese su 3mila alveari ne sarebbero scomparsi ben 1.800». Numeri impressionanti che si traducono in cifre ulteriori. «Un alveare vale circa 200 euro e in media produce 18 kg di miele – aggiunge Mario Colombo – Un prodotto che poi si può vendere tra i 9 e gli 11 euro al kg. Questa moria è dipesa proprio dall’improvvisa ondata di maltempo. Dopo un inverno abbastanza mite, questo brusco calo delle temperature ha causato un vero e proprio disastro».
Ma sono anche altre le conseguenze. «Le temperature rigide hanno anche ridotto molto la potenzialità dannosa di insetti come le zanzare», conclude sempre Colombo. Intanto, prosegue la corsa dei prezzi dei carburanti che si attestano ormai a 1,80 euro al litro, con punte anche oltre l’1,84. Un incremento che determina pesanti ripercussioni sui prezzi dei beni di largo consumo (trasportati su gomma), intaccando quindi il potere di acquisto di tutte le famiglie. Dall’inizio dell’anno – in base a elaborazioni Adusbef e Federconsumatori – il prezzo della benzina è cresciuto di 9 centesimi al litro, che si traduce in un aggravio annuo di 108 euro per costi diretti e di circa 87 euro per costi indiretti. Le ripercussioni nel settore alimentare, di questo passo, saranno di oltre 181 euro annui.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Molti alveari in provincia di Como sono “morti” a causa del grande freddo

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