Il futuro del Sinigaglia nelle mani del Como: la golden share assegnata dalla “Legge stadi”

stadio Giuseppe Sinigaglia Como

Il futuro dello stadio “Sinigaglia” passa dal Calcio Como. E dalle scelte della società oggi guidata dal Ceo Michael Gandler e in mano a un gruppo anglo-indonesiano, anche se formalmente di proprietà della londinese Sent Entertainment Ltd, società con sede pure a Milano, al settimo piano di una grigia palazzina di via Paleocapa, a poche decine di metri dalla stazione delle Nord di Cadorna.
È il Como che può decidere le sorti di ciascuno dei tanti progetti di ristrutturazione e di riqualificazione (sin qui soltanto annunciati) dell’impianto cittadino. Semplicemente dando il suo «accordo», così come prevedono le varie norme votate un po’ confusamente dal Parlamento negli ultimi anni e riassunte, giornalisticamente, sotto il titolo di “Legge stadi”.
Progetti sulla carta
Per capire la questione bisogna fare almeno due passi indietro. Il primo in Comune a Como, il secondo nelle aule delle Camere a Roma.
A Como si discute da anni sul necessario e non più derogabile rifacimento dello stadio. Tutti i nuovi proprietari della società si sono sempre presentati dicendo di voler sfruttare il “Sinigaglia” a vantaggio della squadra e della città. Nessuno ha mai visto lo straccio di un progetto, ma le parole sono state tantissime.
Dopo la gestione breve del duo Nicastro-Felleca e lo sbarco di Gandler, si è addirittura parlato di 4 o 5 cordate interessate a mettere le mani sullo stadio: un gruppo tedesco, un altro milanese, un altro più genericamente lombardo ma con forti legami comaschi. E ancora, una società legata al patron dell’Atalanta, Antonio Percassi.
A Palazzo Cernezzi si è cominciato a discutere sulle modalità con cui affrontare questo tema e si è parlato pure di una possibile gara pubblica per una concessione lunga dell’impianto.
Ma qualcuno ha fatto notare come una simile opzione porterebbe a dilatare enormemente i tempi di realizzazione di qualunque progetto, mentre un’applicazione coerente delle disposizioni contenute nella “Legge stadi” potrebbe garantire il nuovo “Sinigaglia” nel giro di due o tre anni al massimo.
Finanziaria e decreti
E qui si torna a Roma. In Parlamento. Dove tra la fine del 2014 e la metà del 2017 – all’interno prima di una Finanziaria e poi di un decreto sulle zone terremotate – sono state approvate le norme che velocizzano e sburocratizzano tutti i passaggi necessari per la riqualificazione degli stadi. Una “Legge”, per chi fosse interessato ad approfondire, composta dal comma 304 dell’articolo 1 della Finanziaria 2014 e dall’articolo 62 del decreto 50 dell’aprile 2017, totalmente riscritto poi nella legge di conversione (la numero 96, allegato 2).
Per farla breve, e non indugiare oltre in noiosi tecnicismi, la questione si può riassumere così: il pallino del nuovo stadio è nelle mani del Como.
Dice infatti la legge: «il soggetto che intende realizzare l’intervento» di riqualificazione «presenta al Comune interessato uno studio di fattibilità, a valere quale progetto preliminare, […] corredato di un piano economico-finanziario e dell’accordo con una o più associazioni o società sportive utilizzatrici in via prevalente» dell’impianto.
Non solo: questo accordo deve diventare formale. Perché «in relazione agli interventi da realizzare su aree di proprietà pubblica o su impianti pubblici esistenti (è il caso del “Sinigaglia”, ndr), il soggetto proponente deve essere in possesso dei requisiti di partecipazione […] associando o consorziando altri soggetti laddove si tratti della società o dell’associazione sportiva utilizzatrice dell’impianto» stesso. È chiaro, quindi, come ogni progetto debba passare dal vaglio del Como e come la stessa società debba decidere in quali forme e con quali capitali partecipare all’iniziativa.
Le cordate possono anche essere mille, ma la via breve per la riqualificazione dello stadio è una sola. Spetta alla società azzurra dire che cosa intende fare. Scoprire insomma le carte. Prima lo fa, prima sarà possibile lavorare sul nuovo “Sinigaglia”.


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