Cronaca

Il futuro quartiere Sant’Anna ha le ore contate. Palazzo Cernezzi pronto a rivedere il progetto

altIl caso. Il Comune è disponibile a valutare situazioni alternative con l’azienda ospedaliera e la Regione
L’assessore all’Urbanistica: «Senza cittadella sanitaria impossibile attrarre investimenti privati»
Il nuovo quartiere Sant’Anna, almeno quello immaginato nel 2003 e tradotto nel 2011 in una variante urbanistica, rimarrà nel cassetto, confinato in documenti che potrebbero presto diventare carta straccia. Il Comune di Como è pronto ad abbandonare il progetto sognato un decennio fa e considerato oggi troppo ambizioso e anacronistico per l’attuale situazione del mercato immobiliare.
Una decisione a sorpresa, sulla quale Palazzo Cernezzi starebbe meditano già da qualche tempo. Solo ora però

, dopo l’appello del direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera Sant’Anna per salvare il progetto di via Napoleona, il Comune ha deciso di scoprire le carte.
«Soltanto se il capoluogo riuscirà a essere credibile e attrattivo – ha detto il direttore amministrativo di via Ravona, Salvatore Gioia – avremo una risposta positiva dal mercato. Diversamente, non ci sarà mai un nuovo quartiere Sant’Anna. Mi aspetto da tutti i soggetti coinvolti il massimo impegno possibile».
Il Comune di Como risponde a stretto giro di posta. Non nega aiuto e collaborazione all’azienda ospedaliera Sant’Anna. Anzi, garantisce il massimo impegno possibile, ma per modificare radicalmente il vecchio progetto e non per tradurlo in realtà. La variante urbanistica approvata nel 2011 dal consiglio comunale di Como, che recepiva in gran parte le indicazioni di un progetto nato nel 2003, immaginava per il futuro di via Napoleona una cittadella sanitaria nel monoblocco e negli edifici affacciati sulla strada, affiancata da un nuovo quartiere fatto di appartamenti, negozi, uffici e spazi verdi.
Negli anni, il progetto – sempre sulla carta – è stato via via modificato, mantenendo però come criterio base la distinzione tra la parte pubblica e la parte privata, che diventerebbe appunto il futuro quartiere Sant’Anna. Proprio sulla effettiva possibilità di realizzare questo nuovo quartiere, almeno nei termini sognati, il Comune di Como sembra ora deciso, se non a fare retromarcia, a fare comunque una brusca frenata.
«Credo sia difficile parlare di attrattività della città nel momento in cui Como ha perso anche il suo ospedale, portato fuori dal capoluogo – esordisce Lorenzo Spallino, assessore all’Urbanistica del Comune di Como – Penso che le condizioni non siano le migliori per poter parlare di capacità di attirare nuovi investimenti».
Senza usare toni polemici, l’esponente della giunta non nasconde poi il disappunto per il netto ritardo nella realizzazione della parte pubblica del nuovo quartiere, ovvero la tanto attesa cittadella sanitaria. Il progetto, a oltre dieci anni dall’approvazione, è stato concretizzato solo a metà. Mentre sono quasi completamente occupati gli spazi destinati al Sant’Anna, infatti, l’Asl, che dovrebbe occupare i restanti spazi, non ha neppure iniziato il trasloco.
«Ci sono altri problemi oggettivi che pesano sulla riqualificazione del comparto – dice Spallino – Mi riferisco in particolare alla incompleta realizzazione della parte pubblica del nuovo quartiere. La variante urbanistica prevede due settori distinti, la cittadella sanitaria e la parte privata, destinata a residenze e terziario. È evidente che, se il pubblico non fa la sua parte, non è possibile essere attrattivi nemmeno sul privato. La cittadella sanitaria deve essere il volano per la riqualificazione della restante area privata e per il rilancio dell’autosilo Valmulini».
Il quartiere privato, secondo l’amministrazione di Palazzo Cernezzi, dovrebbe essere completamente ripensato, magari anche riducendo gli spazi in favore del pubblico. Un’operazione che permetterebbe di abbassare i costi per gli eventuali investitori, aumentando così le possibilità di trovare soggetti disposti a impegnarsi nel progetto di riqualificazione dell’area di via Napoleona.
«L’accordo di programma con la variante urbanistica pensata per valorizzare la parte di via Napoleona destinata ai privati è stato firmato nel 2011 ma pensato ancora prima – dice Giuseppe Cosenza, dirigente del settore Pianificazione urbanistica del Comune di Como – Le condizioni del mercato immobiliare erano diverse rispetto a oggi. Ora, ragionevolmente, la nuova perizia abbasserà il valore in sé dell’area, anche perché a Camerlata c’è una quota notevole di invenduto per le funzioni di residenza, terziario e commerciale. In un contesto di gravissima difficoltà, il rischio è che un’eventuale gara vada deserta, come è già accaduto per il tentativo di vendita del padiglione “G.B. Grassi”».
Il Comune di Como è pronto a sedersi attorno a un tavolo per rivedere interamente il progetto. «Sia chiaro, esiste un accordo di programma firmato da tutte le parti interessate e il Comune non può decidere in autonomia di rivederlo – dice ancora Cosenza – Siamo pronti però, se l’azienda ospedaliera e la Regione lo riterranno opportuno, a risederci attorno a un tavolo per valutare situazioni alternative per valorizzare meglio il comparto. Gli sviluppi positivi sul progetto della ex Trevitex, sempre a Camerlata, possono favorire l’attrattività del quartiere e in questo contesto si potrebbe riprogettare anche il futuro del comparto dell’ex ospedale Sant’Anna. Diversamente, il rischio è di infilarsi in un vicolo cieco».

Anna Campaniello

14 maggio 2014

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