Il Gino delle buste e i ricchi premi del suo baraccone

altCorrono i primi anni Cinquanta. Una sera di maggio, il mese della Madonna. Don Carlo, parroco di Ponte Chiasso, recita il Rosario in omaggio alla madre di Cristo. Sono molti i fedeli che partecipano alla funzione. Tanti i giovani, ragazzi e ragazze, spinti forse più che dalla fede dalla possibilità di uscire di sera, appunto con la scusa “buona” di andare in chiesa per recitare il Rosario…
Occhiate languide, sorrisi aperti, sguardi innocenti, cenni d’intesa rimbalzano da una parte all’altra

delle due file di banchi nell’interno di quel salone che è la chiesa di Ponte Chiasso.
La voce di don Carlo è sussurrata, flebile, “Mater intemerata, Mater castissima, Mater purissima, Regina angelorum, Regina pacis… Ora pro nobis”. Il latino non fa paura, gli insegnamenti della mia professoressa delle medie hanno lasciato il segno, la traduzione è istantanea.
Finisce la funzione “In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti”, i fedeli si avviano chiaccherando verso via Bellinzona. Una sosta dalla signora Maria per un bel cono a due gusti a soli venticinque lire, oppure per un “Mottarello” al bar a cinquanta lire… I ragazzi più audaci, foruncolati dai primi impulsi pruriginosi, fanno capannello con le ragazze che non disdegnano affatto la compagnia dei giovanissimi imberbi spasimanti.
A pochi metri di distanza, padri e madri delle fanciulle non perdono di vista neppure per un attimo le loro figliole. Simpatie e amori nascono e muoiono nel lancio e rilancio di messaggi degli occhi, raccolti e ignorati, graditi o rigettati, apprezzati o respinti.
Il mese di maggio con la sua temperatura gradevole si presta a una salutare passeggiata in compagnia lungo via Brogeda, oppure al piacere di quattro chiacchiere piene di niente nella piazza. È consuetudine nel mese di maggio, al bivio tra le vie Bellinzona e Brogeda, la presenza del “Gino delle buste”. È costui un personaggio estroso, gran parlatore, pittoresco, simpatico, accattivante, istrionesco, un vero e proprio artista dell’intrattenimento.
Un grande baraccone di legno, come se ne vedono al Luna Park, nel quale fanno bella mostra oggetti dei generi più svariati: bambole di pezza e di porcellana, trenini di legno e di latta, pupazzi di animali, giocattoli di ogni tipo e forma, macchinette del caffè, pentole di ogni dimensione, servizi di piatti, posate, bicchieri, bottiglie di vini e liquori, perfino due biciclette, una da donna e l’altra da uomo, e anche un mosquito… Il signor Gino era il padrone e il gestore. Quando la gente che si raccoglieva davanti al baraccone era abbastanza numerosa, allora entrava in scena lui con la sua straripante parlantina e gestualità.
Il signor “Gino delle buste” dava così inizio allo show. «Vengano signori, si va ad iniziare! Ci sono premi per tutti, acquistate i biglietti numerati al costo di cinquanta lire…» e dava avvio a una vera e propria sfilata di belle ragazze in divisa rossa, appariscenti vallette, che giravano tra i presenti per vendere i preziosi biglietti numerati.
In questa fase il signor Gino spiegava da una specie di palco il gioco delle buste e illustrava i ricchissimi premi in palio. «Verranno sorteggiati alcuni numeri tra quelli venduti allo spettabile pubblico; ai fortunati verrà consegnata una busta chiusa all’interno della quale ci sarà un biglietto con scritto il nome di uno dei bellissimi oggetti esposti su questo palco, oppure un semplice premio di consolazione da cento lire… Comperate i biglietti signori!”.
Finita la vendita, le vallette sparivano dietro le quinte, ed ecco il sorteggio. «Busta numero 4, busta numero 56, busta numero 120… Diamo inizio al gioco! Chi ha la busta numero 4?». E qui il signor Gino dava fondo al suo estro di inarrivabile e irresistibile imbonitore. «Per la sua busta le offro un bel servizio di piatti e insieme una scatola di posate da ventiquattro pezzi pregiati…». Al diniego del concorrente, aumentava la posta. «Per la sua busta le do questa confezione di liquori e poi anche una bella bambola di porcellana per la sua bambina».
Insisteva: «In cambio della sua busta gliene do due e, in più, una batteria di pentole». Era questo dialogo surreale, ricco di battute e di colpi di scena, che il signor Gino conduceva con maestria e sagacia in un crescendo di offerte, lusinghe, ammiccamenti fino all’accettazione da parte del concorrente dell’ennesima, offerta oppure all’apertura della busta… «Questa è l’ultima offerta… Una bicicletta da donna, poi apro la busta!». La fase finale era abilmente enfatizzata dal conduttore del gioco che conoscendo il contenuto della busta, da consumato psicologo, sapeva fare di questo balletto di offerte e controfferte un vero e proprio spettacolo.
La sorpresa e la tensione emotiva si avvertivano nell’aria. Il pubblico seguiva divertito e interessato lo spettacolo commentando ad alta voce il comportamento dei concorrenti. Le offerte respinte da coloro che volevano a tutti i costi aprire la busta convinti di trovarvi un premio favoloso, la delusione cocente all’apertura della stessa, la soddisfazione di avere resistito alle lusinghe del signor Gino…
«Altro giro di buste, acquistate signori i numeri fortunati…», così fino all’ora della nanna. Al termine della serata, il signor Gino abbassava la tenda su bambolotti e macchinette del caffè, piatti e posate, liquori e friggitrici.
Dell’uomo delle buste ho perso le tracce; un giorno un signore di buona età mi ha detto che il signor Gino aveva piazzato il suo baraccone dalle parti di Porta Torre in città continuando per anni a regalare emozioni e divertimento alla gente con il suo gioco delle buste. Chi ne avesse notizie mi scriva.

Nella foto:
Il signor Gino conduceva con maestria e sagacia un dialogo surreale, ricco di battute e di colpi di scena, in un crescendo di offerte, lusinghe, e ammiccamenti fino all’accettazione da parte del concorrente dell’ennesima offerta oppure all’apertura della busta

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.