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Il giudice al medico: «Comportamento adeguato anche fuori dal lavoro»

Il medico – secondo il proprio codice deontologico – deve mantenere «anche al di fuori dell’esercizio della professione» un comportamento che deve essere «consono al decoro e alla dignità della stessa, in armonia con i principi di solidarietà, umanità e impegno civile che la ispirano». Ed è proprio citando questo articolo, il numero 1 della carta della professione, che il Giudice di Pace prima, e il giudice di secondo grado poi, hanno dato torto a una donna medico che si era costituita parte civile contro una vicina di casa, al termine di una banale lite di condominio.Andiamo con ordine, partendo dai fatti. Un medico chirurgo, al termine di un litigio per questioni di condominio, era stato segnalato dalla vicina di casa con un esposto all’Ordine dei Medici di Como per i comportamenti «maleducati e arroganti» fatti di parolacce, volgarità e pure di «escrementi di gatto e cane» lasciati sullo zerbino di casa. Episodi che risalgono all’estate 2014. Secondo l’Ordine dei Medici, tuttavia, «i fatti esposti» non presentavano «aspetti valutabili sotto il profilo deontologico». Nonostante il citato articolo 1 del codice. Il “contropiede” portò a una denuncia per diffamazione fatta dal medico contro la vicina.Per questo motivo, insomma, la vicenda è approdata in un Tribunale penale, prima di fronte al Giudice di Pace Elisabetta Reitano, poi al giudice d’Appello Luciano Storaci. Entrambi hanno però dato ragione alla vicina di casa (difesa dall’avvocato Massimo Guarisco), ritenendo il fatto «non costituente reato», e condannando il chirurgo al pagamento delle spese del procedimento.Ma è nelle motivazioni che emergono i passaggi più interessanti, veri e propri richiami e tirate d’orecchio sia all’Ordine dei Medici di Como, sia al medico chirurgo: «Non vi è dubbio», scrive il giudice, che i fatti citati «potessero rientrare in una valutazione prevista dall’articolo 1 del codice deontologico». Quello appunto relativo alle condotte tenute dai sanitari anche al di fuori dell’esercizio della professione. «Non è condivisibile pertanto – è la chiosa – la motivazione del provvedimento di archiviazione adottata dal presidente dell’Ordine, il dottor Luigi Spata». Ed in merito al medico si legge che i suoi comportamenti non furono «consoni alla professione di medico, tenuti nell’ambito dei rapporti di vicinato tra le parti». Insomma, secondo i giudici di Como l’istruttoria ha dimostrato l’esistenza di aspri rapporti tra la donna medico e i vicini di casa, confermati «dalla stessa parte civile nella querela». E non vi fu alcuna diffamazione in quanto l’esposto all’Ordine dei Medici nacque «dall’esercizio di una facoltà legittima», riferendo di un «comportamento che ben può essere inserito nel contesto dell’articolo 1 del codice».Un comportamento – quello di mettere escrementi sullo zerbino della vicina, oppure di gettare mozziconi di sigarette ed altro – «ritenuto non adeguato anche in relazione alla professione della stessa». Ma aggiungiamo noi, «non adeguato» indipendentemente dalla professione svolta.

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