Cronaca

Il “giuoco” è bello se dura poco

Il commento
Qualcuno certo ricorderà, per averla studiata a scuola, la pirandelliana commedia in tre atti intitolata Il giuoco delle parti. Opera resa celebre dallo stesso autore che la inserì in un altro testo chiave della sua produzione teatrale, I sei personaggi in cerca d’autore.
Il giuoco dello scrittore agrigentino è diventato, nel tempo, modo di dire. Luogo comune. Identifica la recita a soggetto. Il fare finta di accapigliarsi mentre si pensa di andare a bere un caffè insieme nel bar più vicino.

 Ecco: la disputa tra Maroni e Renzi sulla variante della Tremezzina altro non è che un copione. «Fanno teatro», avrebbe detto Leonardo Sciascia, che non a caso è stato uno dei più acuti lettori del maestro di Girgenti. Il punto è che questa sceneggiata è del tutto indigesta. Incomprensibile. La variante alla Regina è un’opera invocata e attesa da decenni. Tutti sono concordi nel farla, con la sola eccezione dei grillini. Destra e sinistra sono finalmente nelle condizioni di portare a termine una infrastruttura in grado di dare fiato al turismo sulla dorsale del Lario e invece di premere sull’acceleratore si baloccano in dispute quasi infantili. Certo, i soldi non sono troppi e i tagli del governo sono una realtà dura. Ma usare la variante come arma di minaccia politica è una follia. Lo sa bene anche il governatore della Lombardia, il quale alza il tiro per abbassare il prezzo. Maroni ha certamente qualche ragione da rivendicare. Le risorse sono scarse pure nella regione più ricca del Paese. Tuttavia, l’occasione per realizzare la variante è una. E una soltanto. Non ci sono altre possibilità su cui puntare. Il giuoco è bello quando dura poco. Ora si deve fare sul serio.

di Dario Campione 

19 ottobre 2014

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