Il governatore Attilio Fontana contro il suo partito. Ma forse non se n’è accorto

Attilio Fontana

Lunedì 8 febbraio 2016. Un anno dopo la firma del protocollo d’intesa con cui i ministri delle Finanze di Italia e Svizzera, Pier Carlo Padoan ed Eveline Widmer-Schlumpf, si impegnano a riformare il sistema fiscale relativo ai lavoratori frontalieri, alla Camera la Lega presenta una mozione per chiedere al governo chiarezza sul testo dell’accordo. Un documento, va ricordato, che tuttora non è mai stato reso noto.
La discussione impegna i deputati per due sedute. Il governo accoglie parte della mozione leghista, che alla fine viene approvata all’unanimità (450 sì su 450 votanti). Per una volta, il tema dei frontalieri delle province pedemontane conquista l’interesse e l’attenzione del Parlamento nazionale.
La lettura degli atti, a distanza di 4 anni e mezzo, è istruttiva. E fa capire quanto sia stato azzardato il passo compiuto dal presidente della Lombardia, Attilio Fontana, nel firmare la lettera congiunta con il presidente del Canton Ticino in cui si chiede di accelerare sull’approvazione dell’intesa.
Azzardato e in totale contrapposizione con quanto sostenuto dal partito dello stesso governatore.
Nel suo intervento, il deputato comasco della Lega Nicola Molteni (che in seguito sarebbe stato sottosegretario all’ Interno nel primo governo Conte) riduce a brandelli l’accordo.
«Questo negoziato, che nasce a febbraio del 2015 con una roadmap e che poi sfocia il 22 dicembre, sempre del 2015, con la sottoscrizione di una intesa, di un protocollo tra tecnici, sta alimentando dubbi, perplessità, incertezze, preoccupazioni, nei confronti e da parte degli stessi lavoratori frontalieri – dice in aula Molteni – ma anche dubbi, perplessità, scetticismo e grande preoccupazione da parte dei Comuni di confine. […] Questo accordo, che va a modificare quello del 1974 sulla tassazione dei lavoratori frontalieri, appare chiaramente come una evidente penalizzazione nei confronti di questi ultimi».
Peraltro, ricorda ancora il deputato leghista, «nessuno ha ancora visto il testo che dovrà poi essere ovviamente stipulato dagli Stati e ratificato dal Parlamento e che non è ancora stato reso estensibile. Nessuno conosce nulla». Molteni aggiunge, in modo chiaro, che «l’intesa del ’74 sulla tassazione dei lavoratori frontalieri è stata un grandissimo accordo. Chi lo ha sottoscritto è stato un genio perché tutelava i lavoratori frontalieri, da un lato (con riferimento all’imposizione fiscale), e tutelava i Comuni di frontiera, dall’altro lato; quindi era un grande accordo, vantaggioso, utile e necessario per i nostri lavoratori frontalieri. Se oggi viene messo in discussione, il principio della situazione di vantaggio e di tutela nei confronti dei lavoratori frontalieri deve rimanere. […] Così come va evitato il rischio che spariscano i ristorni».
Quattro anni e mezzo dopo, Fontana – a nome della Regione – cambia idea. Resta da capire soltanto perché l’abbia fatto.

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