Cronaca

Il governo: niente nuove aliquote entro il prossimo 23 maggio E Lucini evocava la proroga

altIn serata la decisione del governo di far slittare il pagamento
Un gigantesco pasticcio. L’ennesimo, in tema di imposte. Con l’aggravante, per di più, che questa volta il caos fiscale rischia di mandare in confusione i già tartassati contribuenti di Como e – vera beffa – persino di lasciare mezze vuote le casse dell’amministrazione comunale.
Il “totem” intorno al quale regna sovrana la confusione ha un nome specifico: Tasi, ovvero Tassa sui servizi indivisibili (illuminazione pubblica, manutenzione del verde e delle strade ecc.) che, in realtà,

sostituisce la vecchia Imu (poi abolita) sulla prima abitazione (nell’articolo in basso, sono spiegate tutti gli altri immobili interessati).
In estrema sintesi, questa nuova tassa introdotta dallo Stato prevede la determinazione da parte dei Comuni delle aliquote da applicare sulla stessa base imponibile già calcolata per la vecchia Imu. La griglia “messa in mano” ai Comuni da Roma parla di un’imposizione possibile fino al 3,3 per mille. Ma – per quanto elencate in estrema sintesi – le “certezze” si fermano qui.
Questo perché la data del 23 maggio prossimo, entro la quale i Comuni avrebbero dovuto stabilire ufficialmente le aliquote, non è stata (e non sarà) rispettata dalla stragrande maggioranza delle amministrazioni. Il caos alle porte, visto che la scadenza per pagare la prima rata della Tasi restava fissata al 16 giugno (la seconda è prevista in dicembre), è stato scongiurato in extremis ieri sera dal governo con la proroga a settembre. Se il “vuoto” fosse proseguito, invece, i comaschi avrebbero dovuto comunque anticipare a giugno l’uno per mille, ossia l’aliquota minima possibile.
«A Como – conferma il sindaco, Mario Lucini – non abbiamo ancora deliberato ed è altamente improbabile che riusciremo a farlo entro venerdì prossimo». Ma siamo in Italia, e, in casi come questo, la parola potenzialmente salvifica è sempre la stessa: proroga.
«Sarebbe una cosa di buon senso, al di là di tutto – sottolineava già nel pomeriggio di ieri Lucini – E penso che si farebbe prima di tutto un favore ai contribuenti, effettivamente disorientati, oltre che alle amministrazioni». L’ipotesi del rinvio delle scadenze è stata poi ufficializzata ieri sera (un altro nodo da risolvere è quello della copertura da parte dello Stato dei fondi eventualmente non incassati dai municipi in caso di proroga).
«Noi stiamo lavorando sia sulla delibera con le aliquote, sia sul regolamento per l’attuazione – ha aggiunto ieri Lucini – Ma i calcoli sono delicati e le decisioni in merito al valore dell’imposta vanno anche tarati sugli equilibri di bilancio che dobbiamo rispettare. Inoltre – aggiungeva il sindaco – i dati da analizzare sono tantissimi e spesso contraddittori, senza contare che lo Stato stesso ha dato ancora indicazioni in tempi molto recenti».
Sugli effetti negativi in termini di mancati incassi nel caso di proroga dei pagamenti, il sindaco affermava che «dall’imposta contiamo di incassare circa 20 milioni, ma se venissero posticipate le scadenze per favorire i cittadini non sarebbe un dramma. Basterebbe che lo Stato prevedesse adeguati trasferimenti sostitutivi».

Emanuele Caso

Nella foto:
Il sindaco Mario Lucini
20 maggio 2014

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