Cronaca

Il grande biliardo e l’eterna diatriba tra gioco e sport

Meglio l’ippica di Paolo Annoni

Si gioca sul verde, ma non è il calcio, il rugby o il golf. Anzi, per molti, il biliardo non è neppure uno sport, pur essendo disciplina associata al Coni con una propria federazione la Fibs (Federazione italiana Biliardo sportivo).
Ricordo con simpatia come due comaschi che hanno vissuto di sport avessero opinioni diametralmente opposte sul gioco di stecche e boccette. Chicco Rossi, campione iridato di pattinaggio e fotoreporter, scomparso nell’aprile dello scorso anno, non mancava mai

di rimproverare questo o quel giornalista per aver dato spazio al biliardo all’interno delle pagine di Sport del suo giornale. Bruno Cassa, invece, leggenda vivente dello sci nautico e dello sci alpino, proprio l’altro giorno intervistato da Roberta Pagnetti per “ZeroTreUno” è un virtuoso del biliardo. Ma i dualismi tra chi lega il biliardo solo ai bar fumosi e chi lo venera come un’arte sono numerosissimi. Anche perché boccette, pool, stecca e carambola hanno una tradizione oltre all’aver reso uniche alcune scene di film. Le sfide trasmesse attorno a mezzanotte tra Vitale “Terminator” Nocerino e Gustavo Zito hanno tenute sveglie centinaia di migliaia di italiani.
Da ieri sera c’è un’occasione che definirei unica per vedere il grande biliardo dal vivo. Fino al 28 marzo il Casinò di Campione d’Italia ospita un torneo con circa mille giocatori. Tra questi spiccano assi del calibro di Carlo Cifalà, Nestor Gomez, Gustavo Adrian Zito e Gustavo Enrique Torregiani. In quattro fanno dieci titoli di campione del mondo. Niente male. Si gioca nel salone delle feste al nono piano, tutti i giorni dalle 14 alle 2. Sport o gioco, questo biliardo è sicuramente uno spettacolo.
pannoni@corrierecomo.it

16 marzo 2010

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