Il grande silenzio che attrae i cervi. E le strade di notte sono più pericolose. Coldiretti: «Il problema è ormai fuori controllo»

Cervi nei campi a Piano Porlezza

Una decina di segnalazioni in pochi giorni, sette incidenti nel giro di una settimana. E persino una carcassa sparita nel nulla. I cervi e i grossi ungulati che popolano i versanti delle montagne lariane stanno letteralmente “invadendo” le strade. In particolare la Regina. Colpa probabilmente pure della riduzione del traffico dovuta alle misure prese per contenere l’epidemia di Covid-19.
«Quello dei selvatici è un problema ormai fuori controllo, che denunciamo da anni – dice Fortunato Trezzi, presidente della Coldiretti di Como e Lecco – Il proliferare incontrollato di questi animali, cervi e cinghiali in primis, sta determinando un problema crescente sotto il profilo della sicurezza, per gli automobilisti ma anche per i cittadini che sempre più spesso si trovano a fare brutti incontri, specie nelle aree poco urbanizzate».
Secondo il comandante della polizia di Villa Saporiti, Marco Testa, «gli animali in questo periodo erano già a fondo valle in cerca di cibo. Prima, forse, erano più attenti. Adesso non sentono rumori e abbassano guardia e prudenza».
Il paradosso, spiega Testa, è che «nonostante la riduzione del traffico non sono diminuiti gli incidenti. Questo accade anche perché le auto vanno più veloce. Il rischio – dice ancora il comandante della polizia venatoria – è molto elevato. In alcuni tratti, nel Porlezzese e in Altolago, ma anche a Brienno, bisogna rallentare e strabuzzare gli occhi».
A Grandola, nei giorni scorsi, è stata anche trafugata una carcassa di cervo. «Di sicuro la quiete che c’è ora come non mai, attrae questi esemplari di solito più cauti e schivi. Se per un’ora non sentono rumori scendono a valle e vanno a pascolare dove non sono mai andati, perché lì trovano l’erba fresca».
Coldiretti invoca comunque un intervento immediato.
«Siamo di fronte a una situazione grave. Gli ungulati sono tornati nei campi, e a danno si somma danno – dice ancora Trezzi – Bisogna incrementare gli interventi straordinari di prelievo, così come è urgente una revisione dei piani faunistico-venatori di concerto con le associazioni di categoria. Ciò con particolare riferimento alle quote di esemplari, partendo dalla effettiva consistenza delle popolazioni di selvatici e in relazione a oggettivi criteri di sostenibilità dei territori».

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