Il killer attendeva la vittima sulla pista ciclabile

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La striscia di sangue lasciata dall’uomo colpito è lunga 800 metri: Sandrini forse vittima di un agguato

Nessuna reazione. Nessun gesto improvviso e forse spropositato.
Con il passare delle ore e con gli atti di indagine che via via si accumulano, l’omicidio della pista ciclabile sembra tornare da dove si era partiti. Ovvero, dall’ipotesi di un agguato premeditato e studiato.
Un delitto commesso da qualcuno che probabilmente conosceva bene la vittima, Alfredo Sandrini, 40 anni, di Sorico, che poco prima delle 22 di venerdì sera si trovava a passare sulla pista ciclabile che da Domaso

conduce a Gera Lario. Passaggio obbligato per poi arrivare alla casa di Sorico.
Rispetto a quanto sospettato nelle prime ore delle indagini, tra l’altro, emerge che tutto sarebbe avvenuto all’interno della pista ciclabile (e non all’imbocco di Domaso), in quel chilometro o poco più che precede il punto dove la vittima è stata rinvenuta agonizzante, all’altezza dell’albergo ristorante “Le 5 case”.
La scia di sangue lasciata dall’uomo ferito precede il punto dei soccorsi di almeno 800 metri in direzione Domaso. Goccioline trovate dagli inquirenti nonostante in quel giorno sull’Altolago si sia abbattuto un violento acquazzone. In un paio di punti le chiazze di sangue sarebbero addirittura state più ampie, come a indicare un luogo dove la vittima potrebbe aver sostato per qualche attimo (forse addirittura cadendo dalla bicicletta) nel disperato tentativo di scappare dal proprio killer. Ma spostandosi indietro di questi citati 800 metri, e aggiungendo qualche altro metro senza sgocciolamento (ovvero il tempo necessario ai vestiti invernali che indossava Alfredo di inzupparsi di sangue), si rimane comunque all’interno del tracciato della pista ciclabile, tra l’altro in un punto senza case o abitazioni di vacanza. Una zona sostanzialmente deserta, senza testimoni oculari, dove chi c’è arrivato l’ha fatto di proposito per sparare alla vittima. Rimane ora da capire il perché di tutto questo: il killer attendeva il 40enne perché con lui aveva un appuntamento? Oppure per sparargli di sorpresa e magari di nascosto? È questo il nuovo fronte su cui si concentreranno gli inquirenti.
Tra l’altro, in attesa della conferma dell’autopsia – l’incarico è stato affidato ieri mattina dal sostituto procuratore Mariano Fadda al medico legale Giovanni Scola – emergerebbe anche come i colpi di calibro 22 (non si sa quanti e se di fucile o di pistola) sarebbero stati sparati tutti alle spalle della vittima.
Quando cioè si stava allontanando dal killer.
Particolare questo che farebbe pensare più ad un agguato che non ad una discussione degenerata.
Il foro di proiettile che Sandrini presenta sulla parte anteriore del corpo sarebbe infatti di uscita e non di entrata. E proprio questo proiettile – rimasto incastrato negli indumenti della vittima – sarebbe quello finito nelle mani degli inquirenti e che ha poi permesso di stabilire il calibro 22. Un ultimo importante elemento è al vaglio di chi sta indagando sull’omicidio della pista ciclabile. Se fosse confermata la pista intrapresa – cioè quella dell’agguato – significherebbe che il killer conosceva bene le abitudini della vittima, che spesso alla sera e a quell’ora scendeva a Domaso per poi far rientro a casa entro le 23, come previsto dall’affidamento in prova. Fin qui abbiamo parlato della ricostruzione dell’omicidio, ma un altro punto chiave è il movente su cui al momento si lavora davvero a tutto tondo. Nulla viene cioè escluso.
Pare essere certo comunque che in azione a Gera Lario non sia entrato un malvivente incallito e di “spessore”, abituato a risolvere con le armi le questioni, altrimenti non avrebbe fatto allontanare la vittima ancora in vita con il rischio che questa si potesse salvare e rivelare tutto sull’accaduto. Ed anche la calibro 22 non è un’arma usata di solito da criminali consolidati.

Mauro Peverelli

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