Turismo: «Il Lago di Como non faccia l’errore di Venezia»

François Droulers

Droulers: «La Bit può non servire, il Lario deve restare una meta elitaria»

«Il fatto che Como e il Lago di Como non siano alla Bit non mi stupisce più di tanto. E non è neppure detto che sia un fatto negativo. Se c’è una cosa che il Lario deve fare è mantenere il suo posizionamento nella fascia del lusso, quella più alta del mercato. Il Lago di Como guardi come si promuovono Positano, Capri e Portofino e continuerà a vivere di turismo».

François Droulers è il presidente uscente della Sezione Turismo di Confindustria Venezia, che ha guidato per un mandato. Manager e proprietario di alberghi, negli ultimi trent’anni ha girato mezzo mondo, ma non dimentica le sue radici, visto che è cresciuto sul Lago di Como. Il padre, Jean Marc, dal 1967 al 2012 è stato l’amministratore delegato di Villa d’Este a Cernobbio.

«In tutta onestà, se devo fare un paragone tra la gestione delle due destinazioni, ovvero Como e Venezia, su Como avrei ben poco da dire – commenta il presidente di Confindustria Turismo Venezia – Grazie anche alla conformazione del territorio, il Lario è rimasto una meta elitaria e molto ben posizionata. Guardate gli ultimi alberghi aperti, sono tutti di lusso, o comunque di fascia alta. I tour operator della Bit guardano più alle destinazioni di massa, ma il lago è eleganza, armonia. Chi viene a Como vuole un’esperienza anche contemplativa, è sbagliato paragonare questa meta ai ritmi e ai numeri delle città d’arte come Firenze, Venezia e Milano».
Lei, però, su una cosa mette in guardia il territorio lariano, ovvero sulle nuove forme di accoglienza, di business ricettivo che, se non gestite, potrebbero rovinare qualsiasi meta.

«Nelle città d’arte le locazioni turistiche sono diventate un business fuori controllo – dice Droulers – Altrove, nella capitali europee e in altre zone del mondo la questione è stata affrontata, ma in Italia no. A Venezia oggi abbiamo più posti letto nelle locazioni turistiche che nell’alberghiero: 40mila contro 30mila, con una disparità di condizioni a livello di tasse che crea concorrenza sleale. Manca qualsiasi controllo. Gli imprenditori alberghieri oggi stanno pagando le tasse di tutto il settore ricettivo senza averne benefici».

Sulla questione affitti brevi e case vacanze sembra però impossibile fare retromarcia al giorno d’oggi…
«Certo, ma vanno messe delle regole e questo è un tema che va affrontato a livello nazionale e regionale – spiega Droulers – Invece non esiste una visione strategica di promozione turistica del Paese. Si delega tutto ai Comuni. Non esiste un Ministero del Turismo in Italia, dove il 13% del Pil viene generato da questo settore. Eppure i numeri continuano a crescere. I viaggiatori dal resto del mondo verso il nostro Paese raddoppieranno ancora».

Perché nella moda e nel cibo l’Italia si è trasformata in un unico brand di lusso e nel turismo non si riesce a completare la metamorfosi?
«Perché manca una regia, c’è incapacità di posizionare, vendere e promuovere il prodotto Italia. Il turismo accessibile, democratico non fa per l’Italia, per Venezia e naturalmente per il Lago di Como. Non porta indotto, ma solo complicazioni. Noi dobbiamo avere destinazioni da sogno, allora torniamo a Positano, Capri, al Lago di Como. Il turismo di lusso permette anche di tutelare l’artigianato locale, il commercio. Se si perseguono le visite mordi e fuggi, non ci si può lamentare nel vedere i negozi storici che chiudono per lasciare posto ai fast food».

Si torna così al problema iniziale: «A livello di governo locale e nazionale il turismo, nonostante sia uno dei comparti più forti, e quello con maggiori prospettive di sviluppo, viene gestito da chi non conosce il settore e non è in grado di fare un piano strategico con visione a medio e lungo termine», conclude.

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