«Il lago è in secca e la Regione fa finta di nulla». I Verdi denunciano i danni economici e ambientali

Lago di Como

La Giornata mondiale dell’acqua si è celebrata ieri in tutto il mondo. Ma nel lago di Como il livello è tragicamente basso. Ci si sta avvicinando al minimo storico degli ultimi 70 anni. Ieri il lago era a quota -27 centimetri rispetto allo zero idrometrico, a 10 cm dal minimo del periodo (-38 cm).
Una discesa preoccupante – si stima un ammanco di ben 95 milioni di metri cubi di acqua – dovuta in parte ai fattori climatici ma anche e soprattutto alla latitanza della politica. L’accusa e l’allarme sono stati rilanciati dai Verdi – prima di loro dall’Autorità di Bacino – che hanno chiesto a gran voce alla Regione interventi strutturali, come la riattivazione del Patto per l’acqua quale strumento di gestione e controllo dei bacini. «Il livello bassissimo del lago è una minaccia per l’agricoltura e per la fauna. L’abbassamento repentino dell’acqua, infatti, porta allo scoperto le uova dei pesci, destinate a morire. Inoltre, le sponde tendono a rilasciarsi e a indebolirsi con conseguenti frane e danni economici – spiega Elisabetta Patelli, presidente onorario dei Verdi – La Navigazione inoltre è ostacolata dal momento che un livello basso del lago rende quasi inutilizzabili i pontili, necessari sia per la navigazione pubblica che per quella turistica e per i pescatori di professione».
Ma le conseguenze si estendono ben oltre, fino alla pianura padana. Se i livelli sono bassi e le portate in ingresso e uscita sono scarse «si mette in ginocchio tutto il territorio lombardo che vive di agricoltura», dicono i Verdi. A ciò si aggiunge l’inerzia politica: «Vanno gestiti meglio gli invasi a monte. Esistono, ad esempio, 70 grandi dighe che gestiscono 500 milioni di metri cubi di acqua con concessioni spesso scadute. Ebbene, tutta questa quantità d’acqua è il doppio di quanto il lago può contenere. Quando viene rilasciata, anche abbastanza velocemente, è chiaro che ci possano essere problemi», spiega Gianni Del Pero, ex presidente del Consorzio Adda.
«Secondo noi, quando viene rilasciata, spesso non c’è una compatibilità con le esigenze del territorio, piuttosto ci viene il dubbio che sia legato alle necessità della Borsa elettrica perché il kilowattora è un valore che fluttua nel tempo e in alcuni mesi dell’anno ha un picco anche di 10 volte più alto rispetto al valore medio», ribadisce la Patelli. Da qui le considerazioni conclusive: «serve una regia pubblica per questo bene pubblico». E «ci vuole un dialogo tra tutti i portatori di interesse coinvolti nell’uso della risorsa idrica per formulare una scelta politica condivisa. Va riattivato il Patto per l’acqua (promosso dalla Regione nel 2007) dal 2020 al 2025 per occuparsi della gestione di tutte le concessioni, delle regole, dei limiti. E vanno coinvolti tutti i sindaci interessati», chiude la Patelli.

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