Il Lavoro dei Giovani È la Prima Emergenza

Segnali positivi e contraddizioni
In un contesto di drammatica crisi globale l’emergenza delle emergenze, anzi la madre di tutte le emergenze, è sicuramente il lavoro. Per i valori che porta con sé, ben oltre quello del mero guadagno.
Di più, lo è il lavoro dei giovani. Leggiamo quindi con interesse e anche con ansia qualsiasi report ne parli, con la speranza di trovarvi qualcosa che alleggerisca il cuore, troppo pesante per le continue notizie di recessione e deficit.
Dopo anni di calo delle opportunità occupazionali, sembra intravvedersi un’inversione di tendenza. La notizia è agrodolce, perché infatti, se da un lato si legge di un incremento del 5,6%, rispetto al 2010, delle assunzioni under 30 anni, dall’altro sembra che questa realtà si concretizzi solo nelle regioni del Nord.
Como e la sua provincia ne trarranno beneficio, ma in un sistema Paese sappiamo che o si salva l’intera nazione o andiamo tutti a fondo. Abbozziamo un sorriso, ma non è ancora la ripresa a quattro ruote motrici che aspettiamo.
Intanto va detto che un più 5,6% potrebbe essere anche poco, se viene dopo una tempesta di disoccupazione come è stata negli ultimi tre anni. Attenti quindi alla distorsione statistica. Bisogna vedere se siamo quindi in presenza di un effetto rimbalzo oppure, come ci auguriamo, del risultato di politiche mirate all’occupazione, alle quali segue un consolidamento del dato. Ben venga la ventata di ottimismo, ma è meglio aspettare a fare festa.
Secondo punto. Saranno posti di lavoro stabili o posti molto incerti e vulnerabili, magari legati a mode passeggere?
Leggiamo infatti che commercio e ristorazione saranno i settori trainanti e questi, notoriamente, sono i meno solidi. Premesso che ormai tutti ci siamo convertiti ad accettare una notevole flessibilità del posto di lavoro, è bene che questa avvenga comunque in contesti produttivi e non in esercizi fragili e soggetti a mode.
Sappiamo che chi si affaccia oggi nel mondo del lavoro cambierà diversi posti, ma questo deve rappresentare una crescita, non il risultato di una sarabanda di tentativi infruttuosi. Ma se da un lato guardiamo con ansia al lavoro per i giovani che manca, dall’altro non smettiamo di interrogarci se non vi siano comportamenti da parte dei giovani stessi volti a rifiutare quello che il mercato offre. Non per giudicare, ma per capire.
Perché non si trovano badanti, collaboratrici familiari, portieri di condomìni, infermieri? Perché dobbiamo andare a cercarli in Perù, Bangladesh, Moldavia, e in altri Paesi lontanissimi, pur con tutto il giudizio positivo che abbiamo per l’immigrazione regolare, produttiva?
È così scandaloso fare il mungitore che solo gli indiani ormai lo fanno? Eppure i nostri nonni lo erano.
Sapete tutti che non si trovano panificatori, nonostante siano salariati più di 2mila euro al mese. Certo, bisogna svegliarsi alle 2 di notte, l’ora in cui si entra in discoteca. Con quali soldi? Con la paghetta data ai 30enni dai genitori o dal nonno, cioè dalle stesse generazioni che piagnucolano sulla spalla dei giovani perché non trovano lavoro. Il tutto magari a carico di un welfare che non ce la fa più a causa del debito pubblico.
Attenzione quindi, se teniamo al lavoro dei giovani senza ipocrisia, pur augurandoci adeguate politiche occupazionali, non svalutiamo occasioni apparentemente difficili ma concrete.

Mario Guidotti

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.