Il Leonardo narrato da Panza accende il dibattito sull’arte oggi

Pierluigi Panza a Lariobook

Critici che dibattono, mani di colore e restauri che si sovrappongono, petroldollari che tintinnano. Immersione avvincente in uno dei misteri artistici più fitti ieri nel nostro festival letterario “LarioBook” che ha concluso la sua prima edizione nel segno dell’arte di Leonardo da Vinci.
Pierluigi Panza, critico d’arte del “Corriere della Sera”, ha presentato nell’auditorium di “Corriere di Como” ed Espansione Tv il suo nuovo libro edito da Utet L’ultimo Leonardo. Storia, intrighi e misteri del quadro più costoso del mondo. Un entusiasmante libro-inchiesta che ricostruisce il mistero del Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci, battuto all’asta per 450 milioni di dollari nel 2017.
Nella dotta narrazione di Panza, che ha dato dignità di racconto romanzesco a una vicenda dove nulla è fiction ma dove molti elementi di mistero attendono di essere chiariti, si sono evidenziati molti interrogativi tuttora irrisolti. L’opera è ora in mani saudite ed è attesa, forse invano e con un’attribuzione alla scuola di Leonardo che ne diminuirebbe il valore, accanto alla “Gioconda” al Louvre in ottobre per la grande mostra su Leonardo. Ma è effettivamente di mano del vinciano? Non si saprà forse mai. «Sono molto scettico nei confronti degli attribuzionisti – ha detto Panza – il loro parere rischia di rivelarsi troppo fragile. Per me ha più valore la presenza di documenti.»
Che nel caso del Salvator Mundi ci sono nel XVII secolo, ma il dipinto ha una visibilità carsica nel tempo ed è una specie di personaggio pirandelliano, con tante facce e interpreti dal valore irrisorio di poche sterline arriva a una valutazione strabiliante.
«Oggi questo Leonardo è un brand, un bond azionario. un fondo di investimento il cui valore non dipende più dall’opera stessa» ha precisato Panza. Che con pazienza certosina insegue il quadro a ritroso nel tempo dall’asta di Christie’s che l’ha vista schizzare fino ai 450 milioni di dollari attuali fino alla Milano,
«Oggi un’opera del genere se si è in malafede si può ricostruire. Ma questo dipinto è un personaggio che viaggia nel tempo talmente all’oscuro e senza documenti che alla fine di lui sappiamo ben poco. La scienza ci dice che è “compatibile” con la mano leonardesca ma non basta. Impossibile avere la certezza della sua identità. E poi l’autografia è figlia dell’estetica idealistica, che ha creato il mito del genio creatore» ha detto Panza.

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