Il libro shock sulla fine di Mussolini. Spie e servizi sul Lario: «A Dongo fu golpe»
Cronaca

Il libro shock sulla fine di Mussolini. Spie e servizi sul Lario: «A Dongo fu golpe»

Benito Mussolini Benito Mussolini

Una scena del crimine contaminata dai servizi segreti di vari Paesi. Nelle storiche giornate di fine aprile del 1945, il Lario fu crocevia fatale per numerosi motivi. Molti dei quali ancora tutti da indagare. Di solito si associa al nome di Dongo la parola “oro” riferendosi ai beni in possesso di Benito Mussolini, di Claretta Petacci e dei gerarchi al seguito all’atto della cattura, il 27 aprile 1945.

Una immagine di Dongo all'epoca dei fatti della Seconda guerra mondiale Una immagine di Dongo all’epoca dei fatti della Seconda guerra mondiale

Per la prima volta lo storico e giornalista comasco Roberto Festorazzi, con un libro destinato a far discutere e non poco, associa a Dongo una parola parimenti evocativa e simbolica, ma molto più inquietante e sinistra. Esce infatti per i tipi di “Il Silicio” il suo nuovo volume Il golpe di Dongo (pp. 300, 30 euro) che ribalta, con inedite testimonianze e tracciando scenari inquietanti, la versione ufficiale sui fatti che videro il Lario protagonista durante la fine di Benito Mussolini.

Giulino di Mezzegra, il luogo dove Mussolini e Claretta Petacci furono uccisi Giulino di Mezzegra, il luogo dove Mussolini e Claretta Petacci furono uccisi

«Stiamo gettando luce su un autentico “buco nero” del nostro passato nazionale, che ha “ingoiato” letteralmente figure su cui finora è trapelato poco o nulla», scrive Festorazzi. Che ha avuto accesso alle medesime carte che furono all’origine delle dichiarazioni “esplosive” rese, nell’ultima fase della sua vita, dallo storico del fascismo Renzo De Felice, scomparso nel 1996. «Le carte cui ci riferiamo sono riconducibili a un personaggio misterioso su cui poco è stato scritto fino ad ora. Una figura plurima, un prisma dalle molte sfaccettature. Un uomo di intelligence, uno e trino: una sorta di “Trinità”, insomma», dice lo

Una scena del film di Carlo Lizzani Mussolini ultimo atto dedicato alla tragica fuga del Duce sul lago Una scena del film di Carlo Lizzani Mussolini ultimo atto dedicato alla tragica fuga del Duce sul lago

storico lariano.

Ma a quali carte stava lavorando Renzo De Felice per il suo ultimo e mai completato volume della biografia di Mussolini? E su che cosa basò le sue clamorose affermazioni, compresa quelle sulla sicura esistenza del carteggio Churchill-Mussolini e sulla “pista inglese”che pilotò i fatti di Dongo? Festorazzi si mette a indagare proprio sulla scia di De Felice, e mette le mani sugli stessi materiali studiati dallo storico del fascismo. «Carte che permettono di svelare una vicenda che non è mai stata raccontata».

A disposizione dello storico del fascismo furono poste carte raccolte dall’avvocato di Firenze Bruno Piero Puccioni, che per Festorazzi è «uomo dei servizi segreti e protagonista, sull’Altolago di Como, nello scenario della fine di Mussolini, della più spericolata collusione con i partigiani che si possa immaginare».

Una ulteriore scena del film di Carlo Lizzani Mussolini ultimo atto dedicato alla tragica fuga del Duce sul lago Una ulteriore scena del film di Carlo Lizzani Mussolini ultimo atto dedicato alla tragica fuga del Duce sul lago

«Puccioni – aggiunge Festorazzi – fu un uomo di intelligence di eccezionale abilità, che fu il deus ex machina delle vicende dell’epilogo di Dongo. Il carteggio inedito con De Felice, conservato nell’archivio puccioniano, documenta che i suoi contatti personali con il biografo del Duce, avviati prima del 1985, proseguirono almeno fino al 1987», dice Festorazzi. Puccioni dopo l’8 settembre 1943 e la nascita della Repubblica sociale italiana, «rivolge i suoi servigi anche ai tedeschi» ma «è un uomo doppio, se non triplo o quadruplo». Nel 1944 lascia Firenze «per stabilirsi, da sfollato di lusso, a Domaso, a Villa Camilla».

«Ed è lì che Puccioni installa la cabina di regia occulta del trapasso di regime sotto concertazione. È, lui, uno dei manovratori eccellenti della complessa partita volta a garantire la consegna di Mussolini, vivo, agli americani, in cambio di contropartite politiche per l’Italia». Ecco quindi che Puccioni nel racconto di Festorazzi è il regista della “exit strategy”della Rsi e «valendosi dei suoi contatti fiduciari al vertice dello Stato fascista e delle forze tedesche, si presenta come elemento di mediazione, e negoziatore del rilascio di partigiani».

Winston Churchill Winston Churchill

«Prende così corpo la colossale e inconfessabile collaborazione sotterranea tra il plenipotenziario dei servizi segreti statunitensi e il gruppo di comando di una Brigata garibaldina, nominalmente “comunista”, quella che affonderà il coltello nell’ultimo nucleo di protezione del Duce, la famosa “colonna italo-tedesca”, fermata e disarticolata a Dongo nella storica giornata del 27 aprile 1945». Ma la storia volle diversamente. E le dinamiche alla base della congiura, la cosiddetta “pista inglese” che avrebbe fatto naufragare la exit strategy del duce e dei suoi segreti salvatori, rimandano al mitico carteggio Churchill-Mussolini, la corrispondenza segreta intercorsa tra i due uomini di Stato dalla metà degli anni Trenta almeno fino al 1940, se non oltre che, se finalmente fosse pubblicato, non solo svelerebbe imbarazzanti collusioni ma imporrebbe di riscrivere i libri di storia.

19 marzo 2018

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