Il livello del Lago di Como è sempre più basso. Allarme climatico della Società di Geologia

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Lago di Como sempre più basso. Ieri alle 18 la soglia del Lario era a -14,1 centimetri sotto lo zero idrometrico. Siamo ancora distanti dal -30, minimo storico degli ultimi 75 anni, ovvero dall’introduzione delle rilevazioni ad opera del Consorzio dell’Adda (anno 1946). Non è così raro che nei primi mesi dell’anno il bacino sia in queste situazioni, ma dall’inizio della primavera, storicamente, dovrebbe risalire per via dell’ingrossamento dell’affluente Adda a causa dello sciogliersi della neve dei ghiacciai alpini. In questo periodo, il massimo degli ultimi 75 anni segna un’esondazione a 124 centimetri (il lago entra in piazza Cavour da 120), mentre la media del periodo non è alta, parla di 10,2 centimetri. Anche a colpo d’occhio la situazione però è evidente, davanti al tempio Voltiano a Como, ad esempio, è emersa una spiaggetta.
La Società Italiana di Geologia Ambientale lancia un allarme climatico dagli schermi di Etv.
«Nel Lago di Como nel mese di marzo si evidenzia un abbassamento del livello idrometrico di 12,5 cm. Dato che potrebbe sembrare trascurabile, ma non lo è – ha spiegato a Etv, Gianluca Lattanzi, presidente di Sigea (Società Italiana di Geologia Ambientale) Sezione Lombardia – visto che il lago si estende per una superficie di oltre 145 chilometri quadrati, l’abbassamento di pochi centimetri del livello del lago corrisponde a 17,4 miliardi di litri d’acqua in meno».
Il fenomeno risulta così un tema da analizzare e a cui trovare soluzioni, in relazione agli impatti ambientali, sociali ed economici generabili da tali condizioni. «La crisi climatica che stiamo attraversando con le sue variabili – ha detto sempre a Etv Antonello Fiore (presidente nazionale di Sigea) – fa sì che l’acqua sia associata un giorno ad alluvioni e allagamenti urbani e il giorno dopo a siccità. Vorremmo che tutti fossero consapevoli che le crisi ambientali, sociali ed economiche in tema di risorsa idrica non si possono affrontare stagione per stagione – ha concluso Fiore – Questo tipo di crisi richiede un’attenta programmazione e pianificazione degli interventi e dei comportamenti senza ledere il diritto all’acqua che garantisce dignità e sopravvivenza».

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