Il lotto AstraZeneca ritirato: a Como e Varese 2.697 iniezioni

Astra Zeneca vaccino

Sono 2.697 le dosi di vaccino AstraZeneca del lotto ABV2856 somministrate nei diversi centri vaccinali di Ats Insubria. Il lotto è stato ritirato in via precauzionale in tutta Italia, come già avvenuto in precedenza in altri Paesi europei.
La magistratura indaga, in particolare sui decessi di tre militari in Sicilia, ai quali erano state somministrate dosi dal lotto indicato.
Sul territorio di Regione Lombardia si parla di quasi 32mila dosi iniettate del lotto, ma non sono state registrate particolari segnalazioni da parte dei pazienti ai quali è stato inoculato.


«Non sono risultate situazioni di preoccupazione o di eventi avversi sui cittadini che lo hanno ricevuto. Abbiamo precauzionalmente isolato il lotto che ci è stato segnalato da Aifa. Ovviamente se qualcuno, che è stato vaccinato, avesse qualunque tipo di sintomo, può contattare il medico di riferimento o il centro in cui si è vaccinato e verrà prontamente preso in carico in assoluta sicurezza», ha precisato Giovanni Pavesi direttore regionale del Welfare.
La Regione intanto ha raggiunto ieri il traguardo del primo milione di dosi somministrate. Pavesi intanto, dopo la notizia del ritiro precauzionale di un lotto del vaccino di AstraZeneca, ha ribadito che “il farmaco è sicuro” e che la campagna continua.
«I vaccini che utilizziamo, a partire da AstraZeneca – ha detto Pavesi – sono sicuri. Sono stati utilizzati in milioni di dosi sia in Italia, sia nel resto del mondo, senza aver mai registrato situazioni di particolare pericolo, quindi non c’è motivo per i nostri cittadini di dubitare sulla sicurezza e sulla continuità della campagna vaccinale».
«Non abbiamo elementi – ha concluso Pavesi – che ci inducano a sospendere le vaccinazioni. Ricordiamo sempre che il vaccino è l’unico strumento forte che abbiamo attualmente a disposizione per liberarci dalla pandemia», ha concluso.


Sul tema della campagna vaccinale e della sua accelerazione è intervenuto ieri anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che ha descritto un aumento dei punti di vaccinazione. «La campagna vaccinale proseguirà con rinnovata intensità», ha detto Draghi durante una visita all’hub vaccinale di Roma Fiumicino, confermando la volontà di accelerare.
«Il ritmo attuale è di 170mila dosi al giorno circa e l’obiettivo è di triplicarlo presto. Contiamo su una forte accelerazione nelle prossime settimane», ha detto, invitando gli italiani a collaborare, aderendo in massa alla campagna ma rispettando il proprio turno, sull’esempio di quanto fatto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Riguardo il blocco del lotto di AstraZeneca, il premier ha dichiarato: «Si tratta di un provvedimento precauzionale, che dimostra però anche l’efficacia degli strumenti vigilanza che sono stati messi in atto».
«Vaccineremo ancora in tutti gli spazi disponibili – ha detto sempre Draghi – negli ospedali, nelle aziende, nelle palestre e anche nei parcheggi».
Un appello a vaccinarsi e a sostenere la campagna in corso è stato rilanciato anche dagli ordini delle professioni infermieristiche della Lombardia e sottoscritto per la provincia di Como dal presidente, Dario Cremonesi.

Sul fronte regionale è in corso però un dibattito politico riguarda l’annunciata campagna vaccinale all’interno delle aziende, presentata dalla vicepresidente Letizia Moratti giovedì scorso. Un protocollo che riguarda al momento Confindustria, Confapi e l’Associazione Nazionale Medici D’Azienda. Annunciata la prossima adesione anche di Coldiretti, Confcommercio e Confcooperative.
«La decisione è stata già criticata dai sindacati che lamentano di non essere stati coinvolti nell’accordo. Ma esistono altre problematiche di rilievo», scrive il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle Raffaele Erba.
«Le vaccinazioni aziendali predisposte dalla Giunta Fontana puntano soltanto a favorire Confindustria, che per ora è l’unica associazione ad aver aderito. Leggendo la Delibera di Giunta Regionale, quello che a prima vista sembrerebbe un buon intervento, in realtà non lo è affatto. Anzi, è l’ennesimo pasticcio di questa maggioranza», attacca sempre Erba.
«In primis si tratta di un accordo sperimentale a cui possono partecipare soltanto le imprese associate a Confindustria o ad eventuali altre associazioni di categoria che aderiranno. Fermo restando il doveroso rispetto della priorità verso le fasce fragili, a questo punto si apre un duplice problema. Il primo è che in questo modo si penalizzano la maggioranza dei dipendenti delle aziende che non sono iscritte ad alcuna associazione o che appartengono ad associazioni che non aderiranno al protocollo. Il secondo è che non si riescono a comprendere i tempi di questa sperimentazione e quando verrà resa strutturale. Nella delibera di giunta non è specificata nessuna data», conclude Erba.
La fase dovrebbe in realtà partire con l’avvio della fase massiva della campagna.
Sul territorio comasco ci sono già un centinaio di industrie che hanno dato la disponibilità a partecipare all’iniziativa.

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