Il lungo iter per recuperare il gioiello e le incertezze sul futuro della gestione

Sfumato l’accordo del 2003
Ora sono tutti d’accordo, il Politeama deve essere riconsegnato alla città. Ma come? La questione è tutt’altro che semplice. Se da una parte sembra scongiurato il pericolo che il cinema teatro di piazza Cacciatori delle Alpi possa fare la fine dello storico Cressoni di via Diaz – anche se i vincoli della Soprintendenza dei beni culturali sono solo sulla struttura e non sulla destinazione d’uso – dall’altra resta il problema di come riportarlo in vita.
Già nel 2003, l’allora assessore
comunale alla Cultura Sergio Gaddi aveva pubblicamente dichiarato di voler restituire in pochi anni il Politeama al suo antico splendore. Insieme all’assessore provinciale Edgardo Arosio e quello regionale Ettore Adalberto Albertoni, aveva firmato un accordo programmatico per inserire il Politeama nella lista dei teatri di interesse sovracomunale. Evidentemente il percorso istituzionale intrapreso quasi dieci anni fa si è interrotto e il teatro nel frattempo è stato completamente dimenticato.
«All’epoca – ricorda Gaddi – contavamo di potere acquisire in pochi anni le quote societarie in mano ai privati. Purtroppo così non è stato. La gestione diretta da parte del Comune ci avrebbe permesso completa autonomia e l’accesso ai fondi che la regione si era dimostrata disponibile a concedere. Ora mi auguro che la nuova amministrazione, dopo avere dichiarato tramite l’assessore al Bilancio Giulia Pusterla di volere vendere il Politeama, riveda i suoi piani. Non è possibile che la mancanza di fondi diventi l’alibi per tutto. Il valore delle idee e delle persone che hanno la capacità di concretizzarle può superare anche i problemi economici che certo oggi non si possono negare. Il problema, recuperata la struttura alla sua funzione naturale, sarà piuttosto quello di individuare dei soggetti in grado di gestirla e farla funzionare».
Barbara Minghetti, presidente dell’As.Li.Co., che in questi anni di gestione ha portato il Teatro Sociale di Como a essere inserito in un virtuoso circuito europeo, riassume la vicenda: «Anni fa era stata creata una commissione regionale con lo scopo di sostenere i teatri lombardi più interessanti. Il Politeama, al contrario del Sociale e del San Teodoro di Cantù, non era rappresentato da nessuno e non venne inserito negli eventuali piani di recupero. Ora mi auguro che una struttura storica come quella in questione possa essere inserita in un progetto più ampio».
Anche per Minghetti il problema non è solo quello del recupero strutturale: «Si tratta di capire come gestirlo, con quali risorse e quali soggetti. Capire la sua capienza e le necessità culturali della città, stabilire un budget e la sua sostenibilità finanziaria. Tutto ciò necessita un tavolo tecnico. Noi, come sempre, siamo a disposizione». Ora si tratta di capire se il rilancio della città possa davvero permettersi di fare a meno del Politeama.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
Il palco con schermo per i film del Politeama di Como

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