Il male accovacciato alle nostre porte

opinioni e commenti di agostino clerici

di Agostino Clerici

Ci sono notizie che, quando ci raggiungono, vorremmo non fossero vere. All’inizio, almeno era così. Ma poi notizie simili continuano a raggiungerci e ci è più difficile pensare istintivamente che non siano vere.

Allora, ci facciamo aiutare dagli aggettivi con cui descriviamo il male e i facitori del male. Aggettivi che sono al servizio della nostra emotività e sembrano in grado di recintare tutto il male che quelle notizie contengono. Allontanarlo da noi, perché facciamo fatica anche solo a immaginarlo.

Forse, per la notizia che riguarda la bimba di 18 mesi di Cabiate uccisa – secondo le accuse formulate dagli inquirenti – dopo maltrattamenti e violenza sessuale, sono finiti anche gli aggettivi.

Verrebbe voglia di non scrivere nulla, ma sarebbe sbagliato usare il silenzio come anestetico. C’è stato qualcuno – ed è un uomo, non un animale – capace di andare oltre l’inimmaginabile del male. Possiamo anche riempirlo di epiteti ingiuriosi, ma resta uno di noi, uno del genere umano, e dobbiamo fare i conti con questa possibilità atroce che alberga dentro un essere dotato di ragione. Come è possibile anche solo pensare di commettere un abuso sul corpo di una bimba di 18 mesi?

Come è possibile canalizzare il proprio istinto brutale su un essere così piccolo e fragile?

Ci resta da rispondere, intanto, che è stato possibile, anche se per noi questo atto continua a essere inimmaginabile.

A dirlo è l’autopsia sul corpo della bimba.

Le indagini successive faranno forse luce in questo abisso di buio.

Ma intanto noi sappiamo che è successo, e che qualcuno si è reso responsabile di qualcosa che non possiamo nemmeno definire bestiale.

Del resto, la storia del Novecento ci ha raccontato la barbarie di cui l’uomo è capace nei confronti di milioni di propri simili, quella che Hannah Arendt ha descritto come «la lezione della spaventosa, indicibile e inimmaginabile banalità del male».

Nello sterminio nazista c’è in gioco l’aberrazione dell’ideologia e della follia politica, capace di moltiplicare il male entro una dinamica sociale.

Ma un fatto come quello di Cabiate rivela ancora di più la banalità del male, nel suo nascondersi tra le pieghe di una vita domestica, in una casa vicina alle nostre case, in cui vive una madre che, quando va a lavorare, si sente sicura perché sua figlia è affidata al convivente. C’è in ballo una bimba che non aveva ancora preso le misure con la vita. Un volto che avrebbe dovuto suscitare soltanto tenerezza.

Che parole possiamo sperare di vedere attuate? Sicuramente la giustizia, sollecita, e una pena esemplare.

Ma sfido chiunque a ritenersi soddisfatto, quand’anche il colpevole di un delitto così efferato fosse in carcere per il resto dei suoi giorni.

L’abisso del male lascia sempre una vertigine, anche in chi ne è stato sfiorato come semplice uditore di una notizia. «Il male se ne sta accovacciato alla tua porta», disse Dio a Caino poco prima che uccidesse Abele. E, siccome è un uomo il presunto responsabile delle violenze e della morte della piccola Sharon, ricordiamoci che anche dalla spirale del male non possiamo salvarci da soli.

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