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Il martire inquisitore

Storia locale – È il secondo protettore della città e della Diocesi, dopo Sant’Abbondio. Fu un grande predicatore contro l’eresia catara e venne barbaramente ucciso nel 1252Nel Tribunale di San Giovanni in Pedemonte operò il domenicano Pietro da Verona

Fu un grande predicatore contro l’eresia catara ed uno dei più noti inquisitori del medioevo. Il domenicano Pietro da Verona, conosciuto anche come Pietro martire, venne nominato da papa Innocenzo IV nel 1251 inquisitore delle città e delle province di Como e Milano.Sarebbe nato tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII a Verona e il suo primo contatto con la nostra città risalirebbe al 1235, quando giunse nel nuovo convento di San Giovanni in Pedemonte, il cenobio domenicano sito

fuori dalle mura cittadine, nei pressi dell’attuale stazione San Giovanni, sede di uno dei più attivi tribunali dell’Inquisizione.Davvero vasta risulta l’azione inquisitoria del Sant’Uffizio locale. Durante il suo lungo periodo di funzionamento, infatti, il tribunale comasco ebbe un raggio d’influenza notevole, spaziando dal Mendrisiotto a Bellinzona, dalla Valtellina alla Val Poschiavo, toccando tutta l’area lacustre e arrivando fino alle pievi della Bassa. E in alcuni periodi storici l’inquisitore di Como e Milano era una sola persona, come nel caso di San Pietro da Verona, che contemporaneamente ebbe anche il medesimo incarico su Cremona.Fu proprio lungo il cammino tra Como e il capoluogo lombardo che Pietro venne barbaramente ucciso.Era il 6 aprile del 1252, quando fu sorpreso nei boschi in località Farga, sul tracciato dell’antica via Canturina, tra Meda e Seveso. Mentre era in viaggio, in compagnia del confratello Domenico, venne ripetutamente colpito al capo dal suo aggressore con un “falcastro”, una specie di falce, e trafitto al fianco con un pugnale. Nonostante l’efferata aggressione, pare che il futuro santo abbia trovato la forza per alzare le mani al cielo, implorando il perdono per il suo aggressore, e abbia scritto sulla terra la parola «Credo» con il proprio sangue. Fu quella una morte non inaspettata per l’inquisitore comasco che, secondo fonti agiografiche, aveva predetto la sua fine la domenica delle Palme del 24 marzo di quello stesso anno, rassicurando i fedeli sul fatto che avrebbe continuato a combattere gli eretici più da morto che da vivo. A distanza di un solo anno, nel marzo 1253 venne canonizzato e la sua fama si diffuse sempre più, anche a livello iconografico. Basti pensare a Duccio di Buoninsegna, che lo raffigura dentro il tondo della Madonna Rucellai, a Cimabue e Simone Martini, che lo collocano nella chiesa superiore di San Francesco ad Assisi e nel polittico di Pisa, ma anche al Beato Angelico, a Gentile da Fabriano, Benozzo Gozzoli, Piero della Francesca e Lorenzo Lotto, che hanno fornito contributi autorevoli sulla figura del martire.Il suo corpo riposa nella chiesa di Sant’Eustorgio a Milano, all’interno di un’arca, uno dei massimi esempi di scultura trecentesca, realizzata da Giovanni di Balduccio per la Cappella Portinari.Anche Como ha tributato un degno riconoscimento al suo inquisitore, proclamandolo, nel 1691, secondo protettore della città e della Diocesi, dopo Sant’Abbondio.Per conoscere più da vicino i luoghi toccati dal santo martire è possibile percorrere i 18 chilometri del tragitto, che parte dall’antica chiesa di Sant’Antonio, alle porte di Cantù, e giunge al santuario di Seveso, edificato a memoria del martirio. È un cammino studiato dal 1999 dall’associazione culturale Iubilantes di Como, che si immette, attraverso Milano, sulla più grande e nota via Francigena, attraversando punti di interesse storico, artistico ed ambientale. Informazioni utili sul percorso sono fornite dal sito www.camminosanpietro.it, vincitore nel 2010 del Premio Italia medievale, riconoscimento che viene attribuito a personalità, istituzioni e privati distintisi nella promozione e valorizzazione del patrimonio medievale del nostro paese.

Cristina Fontana

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