Il medico e le tre categorie

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Premessa: leggerete alcune semplificazioni, indispensabili però alla narrazione dell’argomento. Ci sono medici che sono benvoluti da tutti i propri assistiti, altri che sono molto amati solo da una metà e non dall’altra, mentre una terza categoria che non piace proprio a nessuno. Chi, secondo il lettore, delle tre categorie è il medico che si comporta correttamente? Sicuramente nessuno direbbe il terzo tipo. La tentazione cadrebbe sulla prima categoria, ma è la seconda che segue più probabilmente i corretti insegnamenti di Ippocrate.

Vediamo perché. Nel primo gruppo ci sono i medici piacioni, quelli che sanno farsi concavi e convessi in base a chi hanno davanti, quelli che danno (e spesso si fanno dare) del “tu”.

Quelli che, circola un detto nell’ambiente medico, ti vogliono talmente bene da venire fino al tuo funerale. Quelli invece che sono amati solo da metà dei propri assistiti sono i medici che seguono scienza e coscienza, il rigore e il metodo scientifico, quelli che non dispensano ciò che è richiesto, ma quello che serve alla guarigione, o anche solo a stare bene.

Non tutti i pazienti infatti capiscono che togliere loro sigarette, alcoolici, dipendenze è il loro bene. Non tutti accettano che essere spronati è meglio che essere assecondati e accontentati. Non si possono dare gin tonic agli etilisti e crostate di frutta ai diabetici, infatti non tutti lo accettano e  molti si contrariano. Già scritto: la pigrizia è più forte delle nostre paure delle malattie.

Molti malati inoltre non vogliono essere guariti, ma solamente consolati e lasciati nella propria condizione (di eterni bambini).

Comprendere e accettare è doveroso, ma il compito del medico, non dimentichiamolo, è curare e possibilmente guarire, poi ci sarà sicuramente anche la consolazione, ma solo dopo. Ancora, molti malati cercano il miracolo, la magia, non il (duro) percorso terapeutico. Tanto che ancora adesso è frequente sentire la frase “dottore, ha proprio indovinato la cura”! Indovinato? Ma come, ho studiato più di 50 anni per indovinare?

La verità sta nella necessità di migliorare, rendere cioè più adulto il rapporto medico-paziente, che faticosamente sta uscendo da una condizione di paternalistica sottomissione per passare a una emancipazione totalmente paritaria, dove il medico interpreta il ruolo di un tecnico che propone una diagnosi e una terapia ma non la impone.

Senza dimenticare ovviamente che si tratta sempre di una persona che si prende cura di un’altra persona, con tutte le implicazioni emotive, affettive e psicologiche da entrambe le parti. Ma solo in una crescita totale e definitiva di questo rapporto potremo vedere migliorare quella bilancia che prevede ancora la metà dei malati non completamente soddisfatti del medico che, applicando il metodo scientifico, non esaudisce le aspettative di chi si è rivolto a lui per risolvere un problema, che spesso è talmente grosso da fare rima con dolore o addirittura con sopravvivenza.

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