Il Mediterraneo unito dalla cultura

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Giovedì scorso abbiamo detto addio a Italo Gòmez, fondatore dell’Autunno Musicale, che è stato per decenni una fucina di iniziative non solo concertistiche.

Tra le  fondamenta del pensiero del maestro  che ha portato Como al centro di un circuito culturale internazionale c’era quel “mare nostrum” culla di civiltà che è ovvio fulcro geopolitico ma anche potenziale modello di convivenza.

Chiave interpretativa, quest’ultima, che ha dettato fiumi di pagine (senza andare troppo lontano – l’Eneide non è forse storia di migranti? – si pensi allo storico Fernand Braudel e allo scrittore Predrag Matvejevic. Taranto, Atene, Cipro,  Alessandria, la città più europea e cosmopolita d’Egitto,  sono stati alcuni dei luoghi che grazie a Gòmez si sono idealmente ma anche tangibilmente gemellati con il Lario nel segno della cultura del Mediterraneo.

Tutto nacque appunto da quel poliedrico inventore di concerti e iniziative che fu Italo, entusiasticamente aperto alle contaminazioni tra le arti. Oltre vent’anni fa coordinando il tutto dagli uffici di Villa Olmo, aveva proposto la creazione del “Comitato Euro-Mediterraneo Culture dei Mari”, associazione di enti pubblici e istituzioni di Paesi affacciati sul Mare Nostrum – Spagna, Francia, Italia, Croazia, Albania, Grecia, Cipro, Israele, Egitto, Libano e Malta – per «sviluppare momenti di rivisitazione e approfondimento del patrimonio e delle tradizioni della cultura mediterranea e di dare vita a scambi d’arte, di scienza e di creatività, attraverso iniziative multidisciplinari».

Il ciclo “Patrimonio e memoria nelle culture del Mediterraneo”, in occasione della rinascita fortemente voluta da Hosni Mubarak della mitica Bibliotheca Alexandrina progettata da uno studio d’architettura di Oslo, vide protagonista con sei città italiane proprio Alessandria d’Egitto. Poi arrivò l’11 settembre e tutto cambiò. In peggio.

Il circuito coordinato da Como rimase attivo negli anni successivi su vari fronti mediterranei, come detto da Atene a Cipro e anche a Malta, per poi chiudersi sostanzialmente insieme all’Autunno Musicale. Ma in un mondo impazzito dove è più facile dirsi “Charlie Hebdo” o berlinesi che alessandrini, oggi quell’esperienza suona come una  datata utopia. Ed è un vero peccato.

 Mi permetto un ricordo personale di Gòmez. Nel   2004  fui da lui invitato a Brunate ai “momenti musicali”, dovevo leggere con altri scrittori testi poetici durante più viaggi in funicolare, curati  dal Comitato Nazionale Sport e Cultura per la Pace (altro circuito in cui il maestro era un fulcro). L’evento era in occasione della campagna della Nave Scuola della Marina Militare Italiana “Amerigo Vespucci” in Magna Grecia, Cipro e Alessandria d’Egitto, conclusa ad Atene in occasione delle Olimpiadi. Mentre la nave simbolo dell’Italia marinara viaggiava nel Mediterraneo, la si salutava idealmente viaggiando con la musica e la poesia sulla funicolare Como-Brunate.

A bordo tra una lettura e l’altra   un  violinista aveva  eseguito brani dalla Partita N.3 in Mi maggiore di Bach. Quella voglia di sperimentare, di portare l’arte e la musica e anche la poesia  in mezzo alla gente era in consonanza con una vocazione che Como aveva già espresso nel 1969 con la manifestazione “Campo Urbano” a cura di Luciano Caramel con Ico Parisi e tanti altri artisti che avevano  tolto appunto la creatività dalle gallerie e dai musei e l’avevano fatta scendere nelle piazze.

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