Il ministro Passera promosso dagli ex professori

I docenti di latino e filosofia del Volta: «Bravo, non secchione»
Diploma di maturità classica con sessanta sessantesimi, «quando prendere il massimo alla maturità non era uno scherzo», dicono i suoi ex professori. Corrado Passera si è diplomato al liceo classico “Volta” di Como. Anno 1973. Sezione B: difficile, selettiva. La più gettonata dall’upper class comasca. Il neoministro, allora giovane rampollo di una famiglia di imprenditori, studiava. Ma non si spaccava la schiena sui libri. Intelligente e preparato al punto da conquistarsi il sessanta, senza

però passare alle cronache del liceo con la fama di secchione.
Federico Roncoroni, oggi scrittore e consulente editoriale del gruppo Mondadori, tra il 1970 e il 1986 insegnò – giovanissimo – italiano e latino al liceo “Volta”. Passera ebbe lui come docente in seconda e terza liceo.
«È sempre stato un ragazzo molto intelligente – ricorda Roncoroni – non particolarmente interessato alle discipline che insegnavo, forse per colpa mia. Chissà. Ad ogni modo, arrivava sempre in aula con una preparazione decorosa. E alla maturità uscì col massimo, in tempi in cui diplomarsi con sessanta era cosa da pochi».
Passera arriva da una famiglia benestante («Non ho mai incontrato i genitori», dice Roncoroni), e poteva permettersi – ricorda il professore – «di formarsi anche al di fuori dell’ambito scolastico».
Esperienze, viaggi all’estero.
«In classe aveva un atteggiamento distaccato. E – ironizza Roncoroni – aveva molto più capelli di ora». Quel ragazzo borghese, preparato e brillante, oggi è un superministro.
Deleghe pesantissime in un governo di emergenza nazionale: Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti. «Non mi sarei mai aspettato che un tipo come lui accettasse un compito del genere – ammette il professor Roncoroni – ma l’ha fatto. Perciò lo ammiro. E sono convinto che riuscirà in questo triplo salto mortale».
Se Roncoroni torchiava Passera in italiano e latino, negli anni Settanta il futuro ministro rispondeva alle domande di filosofia della professoressa Anna Maria Sbezzi, che oggi non insegna più, ma custodisce gelosamente gli annuari del “Volta”. Risponde al telefono, chiede di pazientare un attimo e scartabella il volume che raccoglie gli studenti di via Cesare Cantù dal 1929 al 1974. «Eccolo!», esclama la docente, dopo pochi secondi.
«Corrado Passera, maturità nell’anno scolastico 1972-1973». I cassetti della memoria si aprono velocemente, fino a restituire il ricordo di uno studente «serio, concreto e sicuro di sé». Non uno di quegli sgobboni che vivono per studiare, ma un ragazzo «diligente, bravo». Studioso «ma non secchione», vivace «ma non maleducato», maturo «il giusto».
Anna Maria Sbezzi ricorda anche di aver incontrato i genitori, «nonostante Corrado non avesse problemi di profitto».
Mamma e papà, dice, «volevano semplicemente conoscermi». Così come Roncoroni, anche la professoressa Sbezzi crede che Passera sarà un buon ministro. O, meglio, riconosce che l’ex-alunno ha tutte le carte in regola per ricoprire il delicato incarico assegnatogli dal premier Mario Monti.
«Si potrà essere d’accordo o meno con quel che deciderà, in base agli interessi che una persona esprime. Ma sul fatto che Corrado Passera sia una persona competente, seria e affidabile non ho alcun dubbio». Dopo aver incassato la fiducia di Senato e Camera, il neoministro Passera ha incassato anche quella degli ex professori del “Volta”. Forse meno pesante, politicamente. Ma utile al morale, quando si assume il controllo di un superministero in uno dei momenti più delicati della storia d’Italia dal Dopoguerra.

Andrea Bambace

Nella foto:
L’attimo
In questa foto, risalente a mercoledì scorso, il comasco Corrado Passera legge il giuramento durante la cerimonia di nomina dei ministri davanti al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano

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