Il modello Novara

Una città che rinasce e che rialza la testa e che evidenzia questo exploit con la conquista della serie B da parte della sua squadra.
La promozione del Novara tra i Cadetti – squadra che in Prima Divisione milita nello stesso girone del Como – è stata letta non solo come un evento puramente sportivo, ma anche come un fatto simbolico: la diretta conseguenza di un cammino di crescita che negli anni ha coinvolto tutto il capoluogo piemontese, non solo la massima espressione sportiva della città
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Per ragioni calcistiche (Como e Novara, come detto, militano nello stesso girone) ma anche per una serie di affinità tra le due città, un blitz in Piemonte è insomma doveroso, per fare un confronto a 360° tra le realtà. E soprattutto per capire le basi di questa rinascita, su ogni fronte, del centro che dista soli ottanta chilometri dal Lario.
Novara accoglie i suoi visitatori con i giganteschi manifesti della “Notte bianca”, in programma il prossimo 19 giugno e che sarà peraltro dedicata alla promozione della formazione locale in serie B.
In Comune c’è un indaffarato sindaco Massimo Giordano, che volentieri risponde alle domande del cronista giunto da Como, anche se più che minuti, i suoi sono secondi contati, visto che il primo cittadino è anche assessore regionale allo Sviluppo e ha un impegno a Torino, peraltro a fianco del presidente Roberto Cota, novarese (e leghista) come lui.
«La nostra città è diventata un caso nazionale – afferma Giordano – e si è parlato in tutta Italia di questo modello amministrativo e politico grazie al calcio, che del resto è il veicolo di promozione più efficace che ci sia».
«I meriti ottenuti sul campo dalla squadra vanno tutti ai dirigenti della società, sia chiaro – sottolinea ancora il primo cittadino – Sicuramente una base positiva è stata l’avere impostato un progetto di investimento calcistico in una città che aveva e ha un piano di crescita. Una città che vuole tornare in serie A sotto ogni punto di vista».
A chi potrebbe pensare, vista la vicinanza, che Novara, un po’ come Como, possa essere in qualche modo un satellite di Milano, il sindaco risponde deciso: «Non lo pensiamo nemmeno lontanamente – dice – Noi ci candidiamo a essere il secondo polo del Piemonte dopo Torino, il capoluogo della parte orientale della regione».
Massimo Giordano porta avanti dunque il progetto di una Novara autorevole, che non si adagia e che punta in alto. Logico chiedergli un confronto con Como, pure città di provincia. «A Como sono venuto come tifoso del Novara – spiega il sindaco – e ricordo un bel lago, che noi non abbiamo. Ma i nostri punti di forza sono altri: l’accessibilità, quindi una posizione migliore e diverse potenzialità che vogliamo valorizzare».
E alla base di quello che molti hanno chiamato “modello Novara” cosa c’è? «Noi stiamo raccogliendo i frutti di un lavoro iniziato nel 2001 – afferma il sindaco – che ha al centro la fattività, l’operatività, la trasparenza, la voglia di innovare, lo stare in mezzo alla gente, i giovani alla guida della città».
Novara, dunque, ha rialzato la testa. E a Como, che in questa fase ha qualche grattacapo in più, il sindaco Giordano cosa si sente di consigliare? «Penso che in generale – conclude Massimo Giordano – la soluzione migliore sia di puntare su tre fattori: qualità, progetti radicati sul territorio e alleanze forti tra tutti gli enti e le istituzioni».
Di calcio si parla invece con Pasquale Sensibile, classe 1971, direttore sportivo del Novara, che tra l’altro ben conosce Como e la sua realtà visto che, quando era calciatore, per due anni è stato nel settore giovanile di Orsenigo, dove ha incontrato gente – ben nota ai tifosi di casa nostra – che poi ha portato in Piemonte: Angelo Massola, già responsabile del settore giovanile della società lariana, ora fa lo stesso nel club piemontese. E tra gli allenatori ci sono Giacomo Gattuso e Oreste Didonè.
«Il nostro segreto? La programmazione fatta con buon senso» dice Pasquale Sensibile che poi ha una risposta decisa verso chi sostiene che il Novara ha dalla sua, soprattutto, una proprietà (la famiglia De Salvo) che ha investito molti capitali. «Ci sono numerosi esempi, e non faccio nomi – aggiunge il diesse – di club che spendono un sacco di soldi, ma non ottengono risultati. Io posso solo affermare che la nostra proprietà è abituata a fare impresa, ha rispetto per le persone che sceglie, della loro professionalità, e le mette nelle migliori condizioni per lavorare».
Sulla sua esperienza a Como Sensibile dice: «Ero sul Lario ai tempi in cui c’era una grande valorizzazione del settore giovanile, che era gestito da Mino Favini. E sicuramente ho imparato molto, come è stata utile ogni esperienza. Del resto, grazie a mio papà Aldo (ex calciatore, allenatore e dirigente sportivo ndr) sono sempre stato nel mondo del calcio. Quando avevo 15 anni, ad esempio, Vujadin Boskov mi ha spiegato l’organizzazione societaria del Real Madrid, un ricordo indelebile, un elemento utile, come tanti altri, per il mio lavoro di direttore sportivo».

Massimo Moscardi

Nella foto:
Massimo Giordano, primo cittadino di Novara e assessore regionale allo Sviluppo

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