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«Il municipio in Ticosa? Sarebbe un errore clamoroso». Spallino boccia l’idea della giunta

«Perplesso, molto, sullo spostamento del municipio». A fronte di aperture e possibilismi provenienti dal fronte tecnico, l’ex assessore all’Urbanistica di Como Lorenzo Spallino non può certo annoverarsi tra i favorevoli alla proposta di abbandonare Palazzo Cernezzi.«Se la domanda fosse “spostereste Palazzo Marino?” – dice – credo che i milanesi aspetterebbero l’autore della pensata sotto casa con i forconi. Da noi c’è molto meno senso di appartenenza alla comunità e la domanda “spostereste Palazzo Cernezzi?” rischia di passare inosservata. D’altra parte, mentre noi decidevamo di spostare l’ospedale a San Fermo, mettendo in crisi un intero quartiere (Camerlata, ndr), a Milano si decideva di rifare il Policlinico nello stesso identico posto. Ci sarà un motivo se oggi Milano è tra le grandi città europee più attrattive».Secondo Spallino, non ci sono in Europa progetti simili a quello annunciato dalla giunta di centrodestra di Como. «Ovunque il municipio è in centro, il prestigio conta moltissimo, è un elemento chiave dell’urbanistica. Le istituzioni non sono soltanto erogatori di servizi».La parola chiave, in situazioni del genere, è «compensazioni». Che cosa ottiene in cambio l’ente pubblico quando accetta di spostare il suo baricentro altrove? «Penso ad esempio alla trasformazione degli edifici. Che cosa si vorrebbe mettere al posto degli uffici comunali? – si chiede l’ex assessore all’Urbanistica del capoluogo lariano – Sul fronte della residenza oggi predomina il transitorio, il bed & breakfast. Vogliamo questo? Vogliamo consegnare la città al mercato immobiliare e perdere residenti come a Firenze?».Il giudizio di Lorenzo Spallino è quindi molto netto. Spostare il municipio «sarebbe un errore clamoroso, una scelta scorretta dal punto di vista urbanistico». Molto meglio, in Ticosa, riprendere l’idea delle residenze a basso costo. «A Como c’è fame di housing sociale – insiste l’ex assessore – bisogna pensare alla classe media e non soltanto a chi ha soldi e risorse. Solo così torneremo ad attrarre residenti».In città si parla da tempo pure del trasloco degli uffici statali nella caserma De Cristoforis. Un’ipotesi, dice Spallino, «sulla quale non sono contrario a priori, anche se bisognerebbe in primo luogo immaginare la creazione di un piano di servizi adatto a colmare le esigenze di 700 persone chiamate a lavorare tutte nello stesso luogo. Soluzioni semplici non ce ne sono. Va benissimo tutto, ma bisognerebbe innanzitutto chiedersi perché tutta Europa sta andando in un’altra direzione, quella in cui è il trasporto pubblico a gestire gli accessi alle funzioni pubbliche, e non i parcheggi».

Redazione

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