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Il Nobel Spence: «In caso di crisi dell’euro il franco svizzero è più sicuro»

Il consiglio dell’economista Spence: il Lario si fidi dei cinesi
Si parla tanto di crisi, e molti hanno fatto già partire il conto alla rovescia per il definitivo collassamento dell’euro. Intanto, come può l’Italia uscire dalla recessione? Con più austerità o più investimenti? In parole povere: il governo guidato dal “tecnico” varesino Mario Monti ha visto giusto, proponendo un mix delle due manovre, lacrime e sangue ma anche provvedimenti per lo sviluppo?
«Principalmente propenderei per la seconda parte della manovra. Il vostro programma di crescita
dovrebbe comprendere più investimenti, flessibilità del mercato del lavoro in cambio di crescita e buone garanzie sociali, riduzione dell’evasione fiscale e una modesta riduzione del deficit».
Non è il “solito” commento da esperto. È la lezione di un premio Nobel dell’Economia. Non capita tutti i giorni di poter incontrarne uno per una previsione sugli scenari che tolgono il sonno a parecchi di noi.
Il premio Nobel in questione è Michael Spence. E sarà a Como tra pochi giorni. Stiamo parlando dell’incontro L’economia globale nel 3° millennio: punto della situazione 2012, in programma martedì 22 maggio, alle 17, nell’Aula Magna del Politecnico di via Castelnuovo 7 a Como. Lo studioso americano (nella foto sotto), insignito del Nobel per l’Economia nel 2001 (annus horribilis per l’economia globale, causa gli attentati negli Usa) insieme a Joseph E. Stiglitz e George A. Akerlof per il loro studio dell’analisi del mercati in presenza di «informazioni asimmetriche».
A Como, Spence converserà con Andrea Beltratti, che è docente ordinario al Dipartimento di Finanza dell’Università Bocconi e presidente del consiglio di gestione dell’istituto di credito Intesa Sanpaolo Spa.
Spence, lei è ben conosciuto per la sua esperienza di studio sulla Cina. In base alle sue conoscenze e alla tendenza di questo grande Paese verso una maggiore disponibilità finanziaria individuale, come valuta l’approccio verso i cinesi dell’Italia e più specificatamente di Como, con la sua lunga esperienza di eccellenza nella produzione tessile (seta) ed il suo potenziale turistico?
«La crescente economia cinese e l’enorme incremento della domanda da parte delle classi medio-alte è un’enorme occasione per l’Italia. Per l’export, la moda e il design, i grandi marchi e il lusso, il turismo. ,E parlando del Nord Italia in generale, anche in molti altri campi. È già un mercato in crescita in alcuni di questi settori, come il lusso».
Como è vicina alla Svizzera e al momento questo sembra essere un porto sicuro per investitori spaventati dalla crisi dell’euro. Può la Svizzera essere realmente al sicuro da una crisi finanziaria globale? Alcuni parlano anche, al di qua e al di là dal confine, di unire in un’unica macroarea geopolitica le province del confine settentrionale dell’Italia con il Canton Ticino. Ma molti svizzeri però non hanno visto e non vedono di buon occhio i frontalieri italiani…
«Nel caso di un’estrema turbolenza dell’euro, il franco svizzero è sicuramente più sicuro. Ma nessuno e nessun luogo potrà sfuggire gli effetti di grande crisi economica e finanziaria in Europa, né la Svizzera, né gli Stati Uniti, né la Cina».
L’Expo 2015 di Milano può rappresentare un’opportunità per piccoli produttori di beni di qualità perché possano allargare il loro ambito? L’ultima Expo è stata a Shangai, come giudica queste “fiere”, un po’ datate o ancora efficaci nell’incrementare gli scambi a livello globale?
«Un evento globale come l’Expo può essere d’aiuto. Ai primi tempi, la fiera di Canton aiutò le aziende cinesi, a lungo isolate dall’economia globale, a trovare contatti, creare business e domanda. Vorrei che parte del programma dell’Expo 2015 che si terrà a Milano sia concentrata su questo, oltre che su città verdi e sostenibili e sulla crescita».
Como ha da poco una università e una sede del politecnico. In base alla sua esperienza accademica, quanto conta la formazione superiore in una città di provincia?
«L’educazione superiore svolge un ruolo importante nel generare e sostenere lo sviluppo di nuovi scenari. Ho vissuto per molti anni nella Silicon Valley dove l’interazione tra università, investitori e nuove imprese è altamente produttiva. Il rapporto tra la comunità economica ed imprenditoriale e le università deve essere aperto e di reciproco supporto, senza alcuna barriera».
Ecco quindi che la presenza a Como di un premio Nobel dell’Economia – in un incontro volutamente aperto al pubblico e rivolto in modo particolare alla platea studentesca delle locali facoltà universitarie del Politecnico e della Insubria – rappresenta un evento eccezionale e un’occasione imperdibile per fare il punto su temi globali e locali nell’epoca della prima grande crisi economica del terzo millennio.
L’incontro del 22 maggio è organizzato da Bocconi Alumni Association in collaborazione con Camera di Commercio di Como, Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Como, UniverComo e Polo territoriale di Como del Politecnico di Milano.

Lorenzo Morandotti

19 maggio 2012

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