Il nonno ucciso a Vighizzolo disse al giudice: «Quando litighiamo mi chiudo a chiave in camera»
Cronaca

Il nonno ucciso a Vighizzolo disse al giudice: «Quando litighiamo mi chiudo a chiave in camera»

«Quando si litiga di solito mi chiudo a chiave in camera mia per evitare che mi metta le mani addosso».
«Da dietro la porta mi urla: “Vieni fuori… ti faccio un buco nella pancia”».
Questo dichiarava Giovanni Volpe, nel corso di una udienza dibattimentale in cui il nipote – Luca Volpe, ora al Bassone per l’omicidio del nonno – era finito sul banco degli imputati con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Parole che ascoltate oggi, sapendo dell’orrendo delitto avvenuto a Vighizzolo, in via Monte Palanzone, mettono i brividi.
Il nonno, 78 anni, storico bidello della scuola media di Vighizzolo, non si rassegnava a quel nipote irrimediabilmente perso. Aveva quindi ritrattato, giustificando Luca, alleggerendo la sua posizione: «Maltrattamenti nei miei confronti? No…», deposizione che il giudice stesso aveva “bollato” come «un po’ confusa». Forse quel giorno, senza saperlo, per il suo troppo amore per il nipote, Giovanni Volpe aveva iniziato a firmare la sua condanna a morte. Non era stato quello l’unico caso in cui Luca Volpe aveva avuto a che fare con la Giustizia.
Sulla sua fedina penale facevano bella mostra anche due condanne per rapina, una per evasione e più di recente aveva rimediato cinque anni e 4 mesi in primo grado (nel dicembre 2016) per violenza sessuale.
Il pubblico ministero Massimo Astori aveva invocato con forza la condanna di quel ragazzo (6 anni era stata la richiesta) che tuttavia – in attesa che la sentenza diventasse definitiva – era libero di girare. La vittima della violenza sessuale, una ragazza albanese residente nel Canturino, era stata attirata in casa e violentata dopo un primo contatto avvenuto in una sala slot. Fatti che risalivano al mese di marzo del 2016.
Venerdì scorso poi, il nome di Luca Volpe è tornato prepotentemente alla ribalta della cronaca per il drammatico epilogo del rapporto teso con il nonno. La lite – l’ennesima – in casa con il 78enne.
Nell’appartamento di Vighizzolo è stata trovata della droga. Non è escluso che ci possa essere stata proprio questa alla base dello scontro. Poi la reazione, il coltello affondato almeno tre volte nell’addome del nonno, l’allontanamento in auto per diverse ore fin quando (il delitto sarebbe avvenuto alle 16.30) il giovane è stato ritrovato in un motel con due prostitute. Era l’una di notte ed era ancora sporco di sangue.
Ieri è stato interrogato dal giudice delle indagini preliminari di Como, Maria Luisa Lo Gatto. «Ha risposto alle domande», ha confermato il suo avvocato, Andrea Bertucci, che nelle prossime ore potrebbe presentare delle istanze al gip di cui per ora si conosce poco. L’arrestato avrebbe detto di aver fatto «una sciocchezza».
Ovviamente il giudice di Como ha disposto la permanenza in carcere del sospettato che su Facebook, in una delle due pagine che gestiva, si definiva di professione «rapinatore». Come origine poi indicava la Calabria, lui che era di nascita e di residenza canturino a tutti gli effetti.
Pagine Facebook che hanno accolto lo sfogo della rete: «Non hai solo tolto la vita a una persona – scrive una ragazza – hai tolto la vita all’unica persona che ti ha cresciuto». Quel nonno che amava il suo nipote, fino a ritrattare le accuse nei suoi confronti nonostante fosse costretto a «chiudersi in camera» per evitare che il giovane «gli mettesse le mani addosso».
M.Pv.

20 marzo 2018

Info Autore

Redazione Corriere di Como

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
agosto: 2018
L M M G V S D
« Lug    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
 Farmacie di turno 

   Ospedali   

   Trasporti   
Colophon

Editoriale S.r.l. (in liquidaz.)
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto