Il palazzo del Papa comasco che divenne Biblioteca

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La storia e la cultura. Due studiosi hanno ricostruito le vicende di Casa Odescalchi
Ieri la visita guidata al complesso edilizio aperto ai cittadini

«La Biblioteca comunale ha ridato a Palazzo Odescalchi il ruolo importante che merita all’interno della città». Lo ha detto l’architetto Andrea Bonavita, che con il collega Marco Leoni ha condotto alcuni studi sulle residenze dell’antica famiglia a Como e in provincia. E in occasione della chiusura delle celebrazioni per il 350° anniversario della Biblioteca di Como, si è tenuta ieri una visita guidata al complesso di piazzetta Venosto Lucati alla ricerca dei resti del palazzo appartenuto

alla famiglia di Papa Innocenzo XI, Benedetto Odescalchi, ma anche delle antecedenti costruzioni medievali. I due architetti hanno condotto il “tour” prima all’esterno del complesso, quindi nelle sale interne. Sulla facciata che dà su via Indipendenza, Leoni ha sottolineato la presenza di alcuni stemmi non appartenenti agli Odescalchi. Fregi che documentano la presenza di altre famiglie quali i Vicedomini e i Mugiasca.
Gli Odescalchi acquistarono dalla famiglia Camuzio nel 1638 la seconda parte del complesso, costituita da una casa con due corti, confinante con l’abitazione dove già vivevano, e dal giardino, presente ancora oggi sul lato di via Raimondi. Dai documenti che Bonavita e Leoni sono riusciti a recuperare, si è scoperto che già al momento dell’acquisto gli Odescalchi stavano predisponendo la ristrutturazione dei palazzi, in modo da renderli un unico complesso. Impossibile non citare la lapide che, in via Volta, ricorda Benedetto Odescalchi, nato proprio nel palazzo comasco nel maggio 1611 ed eletto pontefice nel 1676. Il ’600 è stato il secolo di massimo splendore della famiglia comasca, che si occupava di commercio internazionale e, soprattutto, di attività bancarie e di cambiavalute. Era infatti una delle casate più ricche della Lombardia spagnola. Grazie all’elezione di Benedetto, gli Odescalchi riuscirono a stringere importanti relazioni con le famiglie dell’aristocrazia romana. In quegli anni il palazzo era però abitato soltanto da Guido Torriani, mastro di casa, e utilizzato per le visite di parenti lontani o di ospiti importanti. La casata manterrà comunque la proprietà del complesso fino al 1791, quando passò alla città di Como e venne utilizzato prima come caserma (la “Caserma Erba”), e poi come scuola, fino al 1929. «Nei restauri degli anni ’60 del ’900 si è deciso di mantenere una parte dell’edificio e di demolirne un’altra – ha detto Bonavita – secondo la sensibilità di quegli anni. Sicuramente l’uso del palazzo come caserma e come scuola ha tolto qualcosa a questi edifici, ma la destinazione d’uso a biblioteca gli restituisce la giusta nobiltà».
La Biblioteca comunale, che oggi conserva circa 440mila documenti, suddivisi tra manoscritti, libri, periodici, fotografie e materiali multimediali, si è trasferita in piazzetta Lucati dopo i lavori di ristrutturazione degli anni ’60. Fu istituita nel 1663, in seguito al legato testamentario del giurista comasco Francesco Benzi, che donò il suo patrimonio librario, e fu annessa al Collegio dei nobili giureconsulti. Nel 1796 divenne di proprietà della città di Como e nel 1811 si trasferì nell’attuale Liceo Volta.

Marco Demicheli

Nella foto:
in occasione della chiusura delle celebrazioni per il 350° anniversario della Biblioteca di Como, si è tenuta ieri una visita guidata al complesso di piazzetta Venosto Lucati alla ricerca dei resti del palazzo appartenuto alla famiglia di Papa Innocenzo XI, Benedetto Odescalchi

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