Il Papa contro la dittatura militare svelato da un giornalista comasco

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L’intervista

Mercoledì 13 marzo. Nella Cappella Sistina il Sacro Collegio elegge al soglio di Pietro l’arcivescovo di Buenos Aires, il padre gesuita Jorge Mario Bergoglio. Papa Francesco divide sin dai primi istanti del suo pontificato.
In Patria si festeggia in piazza, ma qualcuno inizia a battere sui siti e sulle agenzie i ricordi drammatici della dittatura militare. Sul successore di Joseph Ratzinger si allunga l’ombra della collaborazione con il regime sanguinario del generale Alfonso Videla.
«Quella sera ero al giornale. Fu un caso fortuito. Mi chiesero di scrivere un pezzo sentendo gli amici di Bergoglio. Servivano racconti freschi e mi attaccai al telefono parlando a lungo con Buenos Aires. Nel frattempo, in rete, si moltiplicavano

i sospetti sui rapporti di Bergoglio con la dittatura. Mi chiesi se i cardinali si fossero sbagliati proprio nel momento in cui avevamo bisogno di una figura trasparente come il cristallo. Passai tutta la notte a rileggermi documenti e articoli. Alla fine mi convinsi. Bergoglio era l’uomo giusto».
Nello Scavo, cronista di giudiziaria e inviato di Avvenire, vive a Como da molti anni. Da alcuni giorni è in libreria il suo ultimo lavoro, un’inchiesta che sta facendo il giro del mondo.
La lista di Bergoglio (Emi, pagine 190, euro 11,90) racconta una verità taciuta a lungo: quando era provinciale dei gesuiti argentini, padre Jorge Mario Bergoglio salvò centinaia di persone dalla repressione militare. Nascondendoli in seminario, facendoli fuggire all’estero, dando loro nuove generalità.
Il libro di Nello Scavo fa nomi e cognomi. Racconta episodi. Svela un lato della vita del Papa rimasto completamente nascosto per volontà dello stesso Francesco.
«A maggio sono andato a Buenos Aires – racconta il giornalista comasco – Ci sono rimasto tre settimane. Ho scavato, parlato, indagato. E alla fine ho capito che le accuse mosse a Bergoglio non erano soltanto false. Erano del tutto fuorvianti».
L’allora capo dei gesuiti argentini, infatti, non gridò in piazza il proprio no al regime ma lavorò giorno dopo giorno per mettere in salvo molte vite. Giovani, soprattutto. Studenti, attivisti di sinistra, sindacalisti. E anche preti, seminaristi, religiosi.
«A mano a mano che incontravo gente affioravano i nomi e le vite dei “salvati” – dice Nello Scavo – Emergevano da un passato in cui era stato siglato un patto del silenzio. Un patto non scritto, perché il Papa non ha mai chiesto nulla. Un patto che tutti hanno rispettato».
Bergoglio, dice ancora il giornalista di Avvenire, «non ha mai avuto l’interesse a diventare un eroe. Le persone come lui hanno in comune la volontà di mantenere il silenzio sui propri gesti. Che giudicano insufficienti. Pensando soprattutto a tutti coloro che non sono riusciti a salvare. Sicuramente il Papa non gradisce che si parli di ciò che ha fatto durante la dittatura. Ricordiamoci che è un gesuita, un uomo votato alla fede e a duri sacrifici. Fatta una cosa, guarda avanti».
Il libro di Nello Scavo diventerà presto un film con la regia di Liliana Cavani. I diritti sono stati acquistati dalla casa di produzione di Claudia Mori, moglie di Adriano Celentano. «Quando ho letto il libro di Nello Scavo, il cui titolo ricorda Schindler’s list – ha dichiarato nei giorni scorsi la Cavani – sono stata catturata dalla vicenda umana e storica che racconta. Ho provato subito il desiderio di condividerla con il pubblico».
Nelle 190 pagine scritte dal giornalista comasco sono contenuti anche due documenti inediti in Italia (e parzialmente inediti anche in Argentina).
Si tratta del rapporto di Amnesty International su Bergoglio e il suo ruolo durante la dittatura e della trascrizione dell’interrogatorio subìto nel 2010 dall’allora cardinale arcivescovo di Buenos Aires nell’ambito di uno dei processi aperti contro i carnefici della dittatura militare. Nel suo rapporto, Amnesty International chiarisce in modo inequivocabile di non aver mai trovato riscontri su una collaborazione di Bergoglio con il regime. Mentre nella deposizione giurata rilasciata soltanto tre anni fa ai magistrati di Buenos Aires, il Papa spiega in che modo e in quali circostanze aiutò alcune persone a scampare la sicura morte o la tortura.
«Il mio non è un libro di storia ma un libro di storie – dice ancora Nello Scavo – È anche una prova di forza, una rivincita del vecchio modo di fare giornalismo. Quello che indugiava sui visi e le parole dei protagonisti».

Da. C.

Nella foto:
La copertina del libro scritto dal giornalista comasco di “Avvenire” Nello Scavo. ”La lista di Bergoglio” sta riscuotendo un successo straordinario e presto diventerà anche un film

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