Papa Francesco: don Marco Mangiacasale non è più prete

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La decisione presa da Francesco alla fine del processo canonico

È stato Papa Francesco a prendere in mano la vicenda di don Marco Mangiacasale e a togliergli l’abito talare, decidendo per la «dimissione dallo stato clericale» motivandola per «il bene della Chiesa». Non era scontato che finisse così. La questione avrebbe potuto essere risolta in altro modo, con decreto del Vescovo di Como, oppure della Congregazione della dottrina della Fede. Invece la decisione è arrivata direttamente dal Papa, primo provvedimento di questo genere da quando Francesco

si è seduto sulla cattedra di San Pietro. Un gesto significativo, questo, anche per un secondo e altrettanto importante motivo. Non è affatto scontato – anzi, era prassi l’esatto contrario – che una simile decisione giunga appena dopo la conclusione del secondo grado di giudizio. Di solito è usanza attendere che la sentenza diventi definitiva. Mentre nel caso di don Marco Mangiacasale, seppur reo confesso, si attende ancora la fissazione della data di fronte alla Cassazione.
Come è noto, l’ex parroco di San Giuliano, nonché ex economo della Diocesi lariana, è stato condannato a 3 anni e mezzo per cinque violenze sessuali ai danni di ragazzine che frequentavano l’oratorio cittadino. Vicenda che esplose con il clamoroso arresto del 7 marzo 2012 mentre il religioso si trovava ad Abbadia Lariana. Il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, aveva dato notizia del processo canonico incardinato, ma da allora sulla vicenda era calato un muro di silenzio.
Fino a ieri mattina, quando una inchiesta di La Repubblica ha fatto luce su quanto nel frattempo era accaduto. Ovvero sulla decisione presa da Papa Francesco di togliere il “don” a Marco Mangiacasale. Il documento sarebbe dello scorso 11 dicembre, con firma del Vescovo di Roma e del Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, monsignor Gerhard Ludwig Mueller. In precedenza, il 23 settembre, dalla Diocesi di Como, a conclusione del processo canonico, era partita la segnalazione verso Roma con la posizione sull’accaduto di monsignor Diego Coletti e del vicario giudiziale incaricato di studiare il caso.
Poi, come detto, la decisione di Papa Francesco di privare Marco Mangiacasale dell’abito talare.
Ieri, tuttavia, la Diocesi lariana è stata travolta dai venti della polemica proprio in seguito all’inchiesta del quotidiano nazionale, in quanto al Vescovo di Como è stata imputata la volontà di tacere la decisione alla comunità, e questo nonostante il volere dei familiari delle vittime che invece, per il bene anche dei fedeli, pretendevano una divulgazione della notizia in occasione della visita pastorale di monsignor Coletti proprio a San Giuliano, prevista in origine per il 15 febbraio. Data che tuttavia non era ancora giunta, rendendo dunque impossibile lo stabilire se in quella circostanza la comunicazione sarebbe o meno avvenuta. La Diocesi, proprio su queste polemiche, è intervenuta ieri pomeriggio con un lungo comunicato in cui, dopo aver sottolineato come «la riservatezza fosse stata richiesta dal Santo Padre», si sottolinea che «l’inopinata diffusione della notizia sui mezzi di informazione» avrebbe «ostacolato la decisione del Vescovo di comunicare l’esito della sentenza anche alla parrocchia di San Giuliano in occasione dell’ormai prossima visita pastorale». «Venuta quindi a cadere la riservatezza richiesta dal Santo Padre – si legge ancora – onde evitare il propagarsi di interpretazioni deformate, parziali o palesemente inesatte, si è deciso, per il bene della Chiesa, di portare a ufficiale conoscenza della Comunità ecclesiale e civile l’esito finale del procedimento canonico, come sopra indicato». La versione dei genitori delle ragazze dell’oratorio vittime del religioso – convocati dal vescovo il 30 gennaio (nel suo ufficio) per la lettura delle disposizioni ecclesiastiche – è invece diversa, ovvero che non pareva esserci in monsignor Diego Coletti la volontà di «parlare alla parrocchia».
Solo i diretti interessati possono dirimere la questione. Nemmeno troppo marginale, tra l’altro, in una vicenda dove la presa di posizione del Papa ha dato una improvvisa accelerata.
Del resto va detto che gli obblighi previsti per il Vescovo di Como erano stati tutti rispettati: ovvero quello di avvisare don Marco Mangiacasale (che del resto doveva controfirmare il documento vaticano) e di riferire quanto avvenuto ai familiari delle vittime, tenuti a loro volta a un vincolo di segretezza. Da qui la convocazione di fine gennaio nell’ufficio di Monsignor Diego Coletti. La «dimissione dallo stato clericale», va segnalato in conclusione, è il massimo della pena applicabile secondo il rito canonico. La prima dell’era di Papa Francesco.

Mauro Peverelli

Nella foto:
L’ex parroco di San Giuliano, nonché ex economo della Diocesi lariana, non celebrerà mai più messa. Marco Mangiacasale, condannato a 3 anni e mezzo per cinque violenze sessuali ai danni di ragazzine che frequentavano l’oratorio di San Giuliano, è stato infatti dimesso dallo stato clericale da Papa Francesco

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