Elezioni 2012

Il Partito Democratico chiede il terzo assessorato. Timori sui reali numeri del prossimo bilancio

Il Pd chiede il terzo assessorato in città. Ma lo fa sottovoce, con tutte le cautele possibili. Mercoledì sera, nella sede di via Regina, i Democratici hanno riunito le segreterie provinciale e cittadina. La riunione, dice chi vi ha partecipato, è stata molto tranquilla. Gli scontri dei mesi precedenti si sono parecchio attutiti, anche in considerazione del risultato elettorale. Tra i dirigenti del Pd comasco resistono comunque 2 linee abbastanza distinte: quella di chi vorrebbe far recitare al partito un ruolo politico forte
all’interno della compagine amministrativa di Palazzo Cernezzi e quella di chi adotta la classica linea del «non disturbate il manovratore».
All’interno del Pd non c’è alcuna spaccatura, quanto piuttosto una diversa visione delle cose tra chi punta a sostenere l’ondata di civismo che è esplosa nelle amministrative un po’ dappertutto e chi rivendica un ruolo centrale del partito.
I riflessi per Como sono evidenti. La discussione è sull’opportunità di rivendicare il terzo assessorato in Comune. Mercoledì non è stata presa alcuna decisione in proposito. È passata piuttosto l’idea che proponendo un nome forte e non direttamente legato al partito, il Pd potrebbe ottenere il riconoscimento di quel ruolo che gli compete anche sul piano dei numeri. I Democratici hanno il 50% dei consiglieri comunali di maggioranza, 10 su 20.
UN NOME IMPORTANTE PER LA CULTURA
Nella riunione di mercoledì delle segreterie politiche del Pd si è parlato anche di deleghe. A Silvia Magni, prima degli eletti nella lista dei Democratici, dovrebbe andare l’Istruzione e l’Università. Marcello Iantorno potrebbe invece occuparsi di Patrimonio e Manutenzioni. Per la Cultura, invece, sembra che il sindaco si sia riservato di scegliere in assoluta autonomia. Il nome del successore di Sergio Gaddi viene definito dagli ambienti del Pd come «autorevole e conosciuto», per quanto nessuno sappia (o voglia) in questo momento azzardare un volto.
TIMORI PER IL BILANCIO
Altro capitolo spinoso, quantomeno in prospettiva, è il bilancio. Entro il prossimo 30 giugno il nuovo consiglio comunale dovrà licenziare definitivamente il documento contabile di programmazione. I tempi sono strettissimi. Ieri la commissione centrale elettorale ha proclamato gli eletti, e questi ultimi hanno ricevuto formalmente la nomina. Lucini vorrebbe quindi accelerare il più possibile le procedure di convocazione della prima assemblea cittadina, il cui ordine del giorno peraltro è fissato dalla legge e comprende una serie di adempimenti obbligatori.
Subito dopo si darà il via alla sessione del bilancio. Sempre mercoledì sera e sempre nella riunione congiunta delle segreterie provinciale e cittadina del Pd, si è accennato alla possibilità che il “buco” annunciato (si parla da tempo di 12 milioni di euro) possa in realtà essere superiore. E non di poco.
Il timore di scoprire una gigantesca falla nei conti del palazzo è reale. Alcuni neoamministratori danno questa eventualità come un’assoluta certezza. Confortati – dicono – da voci interne agli uffici comunali, dai quali nelle ultime ore si sono levate molte “doglianze”. Uno scenario del tutto naturale all’interno di un passaggio di consegne politico prima che amministrativo.
Il centrosinistra al governo di Como dopo 18 anni di ininterrotta gestione del centrodestra potrebbe effettivamente mettere sottosopra ogni cassetto e verificare il bilancio in ogni minimo capitolo, anche il più piccolo e insignificante.
Il guaio è, però, che non c’è molto tempo. La scadenza del 30 giugno ha le sembianze di una ghigliottina.

Dario Campione

Nella foto:
Il Partito Democratico discute da giorni sulla composizione della futura giunta di Como
25 maggio 2012

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