Il patteggiamento dei due Pennestrì: accordo ratificato davanti al giudice

Da sinistra, Antonio e Stefano Pennestrì

Si è tenuta ieri mattina, di fronte al giudice dell’udienza preliminare Carlo Cecchetti, la ratifica dell’accordo sul patteggiamento che nelle scorse settimane era stato raggiunto dai commercialisti Antonio e Stefano Pennestrì, padre e figlio, con la Procura di Como.
L’istanza che era stata messa nero su bianco, parlava di un accordo sulla pena raggiunto a 4 anni e 6 mesi per il padre e 3 anni per il figlio. Nell’atto – redatto dal legale dei due commercialisti, Giuseppe Botta – era stato inserito anche un risarcimento del danno quantificato in 120mila euro.
Nove i capi di imputazione contestati ai noti professionisti comaschi, per reati che vanno dalla corruzione alla rivelazione del segreto d’ufficio, alla frode fiscale.
La vicenda – conosciuta – è quella che la scorsa estate aveva scosso l’Agenzia delle Entrate di Como e lo studio dei due commercialisti lariani, collocato a pochi passi dal tribunale cittadino.
Il Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Como aveva portato a termine un blitz che aveva suscitato clamore in città e che riguardò un presunto giro di tangenti che ruotavano attorno all’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como, a un funzionario e ai due noti commercialisti della città, Stefano e Antonio Pennestrì, poi portati in carcere. Serie di arresti che erano stati accompagnati da una lunga fila di perquisizioni in tutta la provincia. In questi mesi i due Pennestrì hanno risposto alle domande del pubblico ministero in interrogatori fiume che hanno aperto ulteriori scenari nella già voluminosa inchiesta.
Nelle scorse ore, dopo mesi di silenzio, anche l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Roberto Leoni, aveva chiesto di essere sentito dal pubblico ministero titolare del fascicolo, il pm Pasquale Addesso. Era l’ultimo tra gli indagati della prima ora – quelli colpiti dalle ordinanze di custodia cautelare – che ancora non aveva fornito la propria versione su quello che era stato soprannominato “Sistema Pennestrì”, ovvero la soluzione di problemi legati al fisco grazie al pagamento di tangenti. Anche il funzionario starebbe valutando con i propri legali un eventuale patteggiamento.

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