Il Pd comasco parla dopo la sconfitta. Braga: «La sinistra è ammaccata»
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Il Pd comasco parla dopo la sconfitta. Braga: «La sinistra è ammaccata»

Ammaccato dalle urne e attaccato dall’interno. Così sta vivendo il dopo elezioni il Pd comasco, in attesa degli sviluppi anche a livello nazionale, con il dopo-Renzi. Ieri, il Partito Democratico, che alle Regionali si è fermato al 18,24% (dato provinciale) ha fatto parlare i suoi due eletti: Chiara Braga, che rimane alla Camera, e Angelo Orsenigo, che va al Pirellone, occupando lo scranno all’opposizione che era stato di Luca Gaffuri.
«Ringraziamo per il lavoro fatto a livello nazionale l’onorevole Mauro Guerra e a livello regionale il consigliere Luca Gaffuri», hanno detto entrambi.
«È stata una sconfitta pesante perché pensavamo di avere meno punti di distacco dal candidato Fontana – ha detto Orsenigo, analizzando il voto regionale – Ora si aprirà una fase di riflessione a livello sia regionale che nazionale, ma di riflesso anche su quello provinciale. C’è la necessita di un confronto e di un momento di discussione chiesto anche dagli iscritti».
Il segretario provinciale ha poi ringraziato «tutte quelle persone che si sono impegnate all’interno del partito al meglio e chi ha personalmente sostenuto sia me che Chiara, portando un risultato positivo quanto meno per la nostra elezione in rappresentanza del centrosinistra comasco. Noi porteremo le istanze del territorio a tutti i livelli, in maniera coordinata e precisa. A differenza di chi ha vinto, abbiamo proposte concrete, chiare e realizzabili e se non ci sarà un cambio di passo, solleciteremo senza sosta. Ad esempio sulla sanità: l’ospedale di Menaggio per Fontana deve stare con Como, ma altri del centrodestra hanno detto il contrario. Poi, serve chiarezza sull’Ats Insubria, sulle scuole professionali, sul mondo del lavoro. A proposito del rapporto con il Ticino, non hanno una chiara posizione verso i frontalieri. Sui trasporti ci hanno promesso nuove carrozze, ma non abbiamo avuto risposte sulla manutenzione dei treni chiesta dai pendolari».
Orsenigo ha annunciato anche un fronte comune con Braga sul tema del trasporto sul lago.
Per Chiara Braga, «oggi si apre una fase nuova. Arriviamo da una condizione in cui abbiamo governato per 5 anni, raccogliendo il Paese da una situazione al collasso, portando una crescita del Pil e nuovi investimenti, ma non siamo stati premiati dal risultato elettorale. Siamo all’opposizione, ma a livello locale, di fatto, siamo gli unici rappresentanti della sinistra comasca, tanto a Roma quanto a Milano. Perciò la responsabilità è ancora maggiore. E lo è soprattutto verso quell’area, radicata sul territorio, che mi ha molto sostenuta e mi ha consentito di essere ancora una volta eletta».
Per la parlamentare comasca è evidente, perciò, «la necessità di ricostruire una sinistra molto ammaccata. Tanta gente vuole dare una mano in questo, c’è un’aspettativa nei nostri confronti, si vuole vedere ricostruire un campo». E per quanto riguarda il nuovo ruolo, «in questi anni in cui siamo stati maggioranza abbiamo potuto incidere sulle scelte di governo. L’opposizione è certamente meno gratificante, ma molto utile per fare da pungolo e da stimolo nell’interesse comunque del territorio che si rappresenta. Mi auguro solo che ci sia gioco di squadra anche nel campo del centrodestra, sebbene i segnali non siano dei migliori. Ovviamente però, per la forza dei numeri, creare le condizioni spetta a loro».
Ma la giornata di ieri è stata anche quella dei primi duelli interni al partito.
Il protagonista è Giuseppe Doria, ex sindacalista, presidente del circolo Willy Brandt, che gode dell’appoggio della componente socialista e riformista del Pd. Doria, alla vigilia del congresso cittadino che ha portato all’elezione di Matteo Legnani alla segreteria, aveva dato disponibilità a ricoprire la carica, qualora si fosse trattato di una scelta condivisa. Erano state pure raccolte delle firme. Non se ne fece nulla. Doria ritirò anche la sua candidatura. Ma ora torna alla carica, con una lettera aperta agli iscritti.
«L’esito elettorale del 4 marzo, purtroppo, ha confermato in toto la condizione di difficoltà che attraversiamo e la necessità, ormai inderogabile, di ritrovare una forte coesione al nostro interno cominciando a definire proposte politiche che siano in linea con quanto il Paese esige» scrive Doria, che poi attribuisce la pesante sconfitta «a larghissima parte del gruppo dirigente». E chiede che venga aperta subito «una fase di ascolto, a cominciare dall’insieme dei nostri iscritti, per l’elaborazione e la costruzione di una forte proposta politica. Voglio sperare che, nelle riunioni che vi apprestate a svolgere – scrive sempre Doria – vogliate tenere in considerazione la possibilità di convocare al più presto un attivo di dirigenti e iscritti del Pd a Como che avvii quel percorso di vera e propria rinascita».

10 Marzo 2018

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Redazione Corriere di Como

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