Il Pdl: «La “black list” penalizza le nostre imprese»

Il senatore comasco Alessio Butti: «Troppa burocrazia frena i rapporti tra aziende»
La guerra fredda tra Italia e Svizzera su black list e doppia imposizione fiscale irrita i governi federali e cantonali dall’altra parte della frontiera ma nuoce soprattutto alle nostre imprese, costrette a «onerosi adempimenti» che scoraggiano, talvolta in modo definitivo, ogni iniziativa commerciale o produttiva.
Il giorno dopo la risposta interlocutoria sulla vicenda data da Giulio Tremonti in Parlamento – ma è un eufemismo, perché in realtà si è trattato di un no secco alla riapertura delle trattative – il coordinatore provinciale del Pdl di Como, Alessio Butti, ha presentato una interrogazione urgente rivolta proprio al ministro dell’Economia per sollecitare un deciso cambio di direzione.
L’assunto iniziale di Butti è chiaro: «L’Italia è il secondo partner commerciale della Svizzera», mentre per la Confederazione il nostro Paese «è il sesto» per quantità di export. «Secondo i dati di Assocamerestero 2010 (diffusi nel marzo di quest’anno) l’Italia ha esportato in Svizzera merci per un valore di 1,33 miliardi di euro, un valore quasi pari alla somma delle esportazioni italiane in Cina e Russia (1,37 miliardi). A livello pro-capite, la Svizzera si conferma quindi di gran lunga il maggiore importatore e consumatore mondiale di prodotti italiani». Davanti a un simile scenario, l’atteggiamento di Tremonti verso Berna appare a Butti assolutamente incomprensibile, oltre che dannoso.
«L’inserimento della Svizzera nella black list sta rendendo difficili ed eccessivamente onerosi i rapporti commerciali sviluppati in anni di positivo interscambio», dice il parlamentare comasco.
A partire dalle segnalazioni obbligatorie per legge all’Agenzia delle Entrate di ogni operazione compiuta con «qualunque operatore economico, impresa o professionista avente sede, residenza o domicilio nei Paesi cosiddetti black list».
Un carico burocratico enorme, che espone peraltro le aziende italiane anche al rischio di sanzioni qualora questi obblighi non venissero rispettati. – «Tali onerosi adempimenti disincentivano le imprese svizzere dal concludere accordi economici – insiste Butti – poiché costituiscono ulteriori costi che rendono non conveniente lo scambio commerciale». La conseguenza è la «contrazione del volume di scambi economici» tra i due Paesi.
Una situazione che penalizza in modo particolare proprio le imprese comasche, che con la Confederazione intrattengono ovvi rapporti di contiguità e di scambio.

Nella foto:
I rapporti tra Italia e Svizzera sono tuttora molto tesi (foto Mattia Vacca)

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.