Il perché del voto a 5 Stelle. «Grillo, un leader per i delusi»

alt L’intervista al sociologo Paolo Natale

Il fenomeno Beppe Grillo, esploso definitivamente con il voto di fine febbraio, è oggetto da tempo di analisi e ricerche universitarie. Ciò che ha tramortito molti commentatori è stato, per alcuni, la semplice conferma di dati raccolti ed elaborati nei mesi scorsi.
Paolo Natale, docente di Analisi dei dati statistici e dei sondaggi e di Metodologia della ricerca sociale alla Statale di Milano, ha scritto insieme con il collega sociologo Roberto Biorcio un libro frutto appunto di un’indagine sul campo (Politica a 5 Stelle. Idee, storia e strategie del movimento di Grillo, Feltrinelli, pagine

155, euro 14).
Professor Natale, che cosa e chi rappresenta oggi il Movimento 5 Stelle?
«Di fatto rappresenta molte istanze e diverse tra loro. Una parte di delusi e di sfiduciati cronici hanno trovato nel 5 Stelle un’alternativa praticabile. Le nostre analisi dicono che il 30-40% degli elettori di Grillo è composto da giovani ed ex astensionisti. Un quinto del consenso al 5 Stelle deriva da chi nel 2008 non ha votato».
Perché Grillo ha sedotto l’elettorato italiano?
«Ci sono due componenti: il carisma dell’uomo e lo “speech”, le cose che dice. Tutti continuano a sostenere che il 5 Stelle sia soltanto antipolitica, ma nei comizi Grillo elenca molte proposte. Talvolta utopiche o insensate, anche ingenue. Ma in qualche modo affascinanti. In particolare per i giovani, cui trasmette un’idea di politica diversa rispetto alla gestione del potere».
Pensa che possa esistere il Movimento 5 Stelle senza Beppe Grillo?
«Per far crescere un movimento simile c’era bisogno di un leader. Ma il 5 Stelle è anche una rete. Al di là del dirigismo del leader, gli scambi e la mobilitazione dal basso sono molto forti»,
Nel libro avete individuato 4 gruppi di elettori del 5 Stelle: i «militanti», i «gauchisti», i «razionali» e i «menopeggio». Ci spiega le loro caratteristiche?
«I “militanti” sono gli aderenti della prima ora, i più sensibili ai temi politici più forti del movimento. I “gauchisti” sono i delusi dall’incapacità del centrosinistra di affrontare il tema del governo del Paese. I “razionali” hanno una visione utilitaristica, il loro è un voto utile per il cambiamento, in qualunque direzione esso vada. I “menopeggio”, infine, sono i più stanchi di tutti, gli antieuropeisti, coloro che giudicano negativamente, in particolare, tutte le politiche montiane».
Quanto ha pesato la crisi sociale ed economica nella crescita del voto a Grillo?
«La crisi sociale ha certamente accresciuto il consenso. Ma il meccanismo è insieme psicologico e politico. Probabilmente nemmeno Grillo si aspettava un successo così clamoroso. Pensava di poter essere un “mobilitatore” delle novità e adesso si trova nella condizione di dover scegliere».
Perché nel Comasco e nella fascia pedemontana, in genere, il 5 Stelle non ha avuto un forte consenso?
«Nel territorio alto lombardo il leghismo non è così sintonico con il 5 Stelle come in altri posti. C’è un passaggio di voti ma minimo. Grillo ha avuto una presa maggiore tra i bossiani delle aree rosse, dove il leghismo non era appartenenza territoriale ma contestazione verso il potere dei partiti».

Da. C.

Nella foto:
La copertina del libro su Beppe Grillo

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