Il piccolo esercito degli eletti comaschi: sono otto i parlamentari del territorio
Cronaca

Il piccolo esercito degli eletti comaschi: sono otto i parlamentari del territorio

Smesse le divise dei singoli partiti, la provincia di Como esce decisamente vincitrice dalle elezioni di domenica 4 marzo con una rappresentanza a Roma più che raddoppiata rispetto all’ultima legislatura.
Il territorio lariano, nei prossimi cinque anni, potrà infatti contare su pattuglia di otto parlamentari. Esattamente il doppio di quanti erano stati eletti nel 2013.
A Montecitorio sbarcano per la prima volta Eugenio Zoffili, erbese, capo della segreteria politica di Matteo Salvini; Alessandra Locatelli, vicesindaco del capoluogo e segretaria cittadina della Lega; Giovanni Currò, commercialista in uno studio di Como eletto nel proporzionale con il Movimento 5 Stelle. Fa il suo esordio in Parlamento anche Claudio Borghi Aquilini, economista e consigliere comunale del Carroccio a Palazzo Cernezzi, eletto al Senato in una lista proporzionale in Toscana.
Al Senato entra anche Erica Rivolta, vicesindaca di Erba e deputata della Lega dal 2008 al 2013. Mentre tornano alla Camera per la terza volta Nicola Molteni , avvocato canturino considerato tra i più importanti e ascoltati consiglieri del leader nazionale della Lega, e Chiara Braga, esponente del Partito Democratico e presidente della commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie ambientali. Infine, farà il suo ritorno per la sesta volta in Parlamento Alessio Butti (Fratelli d’Italia) eletto alla Camera nel collegio uninominale di Lecco ma a tutti gli effetti esponente tra i più importanti della politica comasca.
Nessuno potrà più dire che Como sia sottorappresentata nelle sedi istituzionali che contano. Semmai è vero il contrario. Mai nella sua storia il territorio lariano ha potuto fare affidamento su un numero così elevato di deputati e senatori. I quali saranno chiamati a dimostrare la capacità di fare squadra qualora dovesse essercene bisogno. Fermo restando che alcuni di loro saranno probabilmente in maggioranza e altri all’opposizione.
«Non ci sono più alibi – ammette Fabrizio Turba, segretario provinciale del Carroccio e neoconsigliere regionale – se necessario bisognerà fare lobby per il territorio comasco».
Su quali temi e per quali obiettivi si vedrà. Così come si cercherà di capire di volta in volta con quali modalità potrà essere messo in campo uno spirito unitario dei parlamentari.
«La lobby territoriale comasca è un concetto difficile da definire. Sicuramente la rappresentanza del territorio diventa più solida, ma chi avrà la responsabilità di governare dovrà impegnarsi in modo coerente – dice Chiara Braga – Da parte nostra ci sarà molta attenzione. In questi ultimi anni, pur essendo in pochi abbiamo raggiunto comunque risultati molto significativi. Penso alla variante della Tremezzina o ai temi del frontalierato».
Braga torna in Parlamento nel momento più difficile della breve storia del Pd. «La responsabilità è forte – ammette la deputata Dem – ma è chiaro che le condizioni sono cambiate. Il dato elettorale ci dice in modo chiaro che il Pd deve stare all’opposizione. Spetta ad altri l’onere della prova del governo».
La fase nuova della sinistra coinciderà, secondo la deputata comasca, anche con un impegno più diretto nel partito «a livello locale». Un partito che dovrà essere capace di «ricucire alleanze e ricostruire un campo politico ampio».
Su questo punto, la riflessione di Chiara Braga incontra quella di Emilio Russo, coordinatore di Mdp Articolo 1 a Como ed esponente di Liberi e Uguali, cartello elettorale uscito malconcio dal voto del 4 marzo. «Il nostro progetto non è decollato per limiti strutturali e per una guida politica carente – ammette Russo – ma è tutto il campo del centrosinistra a uscire a pezzi dalle urne».
Il Movimento 5 Stelle vince «perché si pone come forza di governo – dice ancora il coordinatore comasco di Articolo 1 – noi non abbiamo potuto farlo. Nel Lazio, dove invece è stato possibile, ha guadagnato voti sia il Pd sia Leu».
Russo insiste sul «problema di strutturazione dei campi politici, che riguarda tutti – dice – Il centrodestra guidato da Berlusconi non c’è più, quel blocco sociale è scomparso e allo stesso modo è scomparso il centro. Come dice Bersani, c’era la mucca nel corridoio. Noi l’abbiamo vista ma non è servito».

7 marzo 2018

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