Cronaca

IL PIERCING A SCUOLA CHIAMA IN CAUSA TUTTI

di RENZO ROMANO

Un caso alla “Leonardo da Vinci”
Il “piercing fai da te” nei bagni di un istituto cittadino induce a tre riflessioni. È naturalmente escluso ogni giudizio di carattere estetico o tanto meno morale. “De gustibus non est disputandum ” ammonivano i latini, alias ognuno può “appendersi” quello che vuole a meno che non sia minorenne. È infatti bene ricordare che in Italia la legge prescrive il divieto assoluto di piercing per i minori di quattordici anni e il permesso dei genitori per quelli compresi tra i quattordici e i

diciotto.
La prima riflessione, riguardante i ragazzi, è dettata dalla sensazione di una sconfortante e colpevole incoscienza che rasenta la stupidità dei giovanissimi che si fanno fare o si fanno da sé il “piercing” in condizioni di assoluta mancanza di misure igieniche che impediscano seri danni alla loro salute a causa del rischio di infezioni anche molto gravi quali epatite, tetano o Aids. La scuola è luogo di conoscenza, educazione, responsabilità, rispetto. Il piercing nel bagno è il trionfo dell’ignoranza o almeno di un pericoloso atteggiamento di superficialità. Il paradosso è lampante, e sconfortante.
La seconda considerazione riguarda le responsabilità della scuola. La scoperta di una siringa, di un accendino e di una bustina vuota porta subito a pensare alla droga. Scoprire che si tratta solo di un innocuo, seppur pericoloso, “piercing fai da te” giustifica un sospiro di sollievo ma non diminuisce la preoccupazione indotta dalla sensazione che a scuola l’attenzione ai comportamenti degli studenti non sia sempre adeguata e sufficiente. Le giustificazioni sono molte perché è difficilissimo entrare nella realtà delle problematiche dei giovani ed affrontarle con strumenti adeguati, tuttavia si ha il presentimento che si potrebbe e dovrebbe fare molto di più.
La terza riflessione riguarda le responsabilità delle famiglie. L’influenza dell’ambiente familiare sulla condotta dei giovani in classe è determinante. L’atteggiamento di fronte a regole, responsabilità, rispetto, attenzione, doveri riflette il “clima” di casa. Il dialogo continuo tra genitori e figli è l’unica seria prevenzione a certi comportamenti. Il mestiere di mamma e papà è il più difficile perché non ci sono regole razionali e precise. Prevale il sentimento.
L’amore e l’affetto non lasciano scampo alla ragione. Sarebbe bene ogni tanto saper rispondere con un “no”, però qualche volta è altrettanto necessario saper dire “sì”. Facile a dirsi, difficilissimo a farsi.
Torniamo al “piercing fai da te” comasco. Non ha neppure il privilegio della primizia. Un mese fa in un istituto di Tivoli è accaduta una cosa analoga. La reazione è stata una serie di conferenze informative allo scopo di “sensibilizzare sul tema della pericolosità di tali pratiche se non effettuate da personale specializzato”. A Como avverrà qualcosa di simile. Con buona pace di tutti: allievi, docenti, genitori.

 

19 marzo 2010

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