«Certo, quanto accaduto a Carimate ha inevitabilmente influito sui collegamenti. Ha però anche accentuato una situazione di per sé disastrosa e senza prospettive future».Non usa messi termini Ettore Maroni, portavoce dei pendolari comaschi, dopo l’ennesima giornata vissuta tra ritardi, cancellazioni di treni e la vana speranza di non incappare in qualche disservizio. «Faccio un banalissimo esempio. Questa mattina ho preso il treno delle 7.13 da Como che è arrivato già con più di 10 minuti di ritardo. Se fosse stato in orario avremmo saltato l’intoppo di Carimate. Alla fine siamo arrivati a Milano con circa 40 minuti di ritardo», dice Maroni. «Davanti a fatti come quello di ieri sono inevitabili i ritardi conseguenti, però va sottolineano un fattore molto importante. Ovvero che non esiste un piano “b” capace di arginare o limitare i disservizi.
Ieri i treni, dopo l’incidente, si sono messi in fila e hanno accumulato ritardi. Questo perché le infrastrutture sono inadeguate, così come la gestione è approssimativa e discutibile». Critiche che si ripetono nel corso del tempo, visti i pressoché continui disservizi. «Tutto ciò nonostante Trenord dica che sono in diminuzione i reclami presentati dai viaggiatori. Ma questo accade non perché sia effettivamente così ma perché ormai i pendolari hanno purtroppo capito che non servono assolutamente a nulla», prosegue il portavoce dei pendolari di Como.«Non vedo un futuro. Non vedo possibili miglioramenti fino a quando non decideranno che è fondamentale investire innanzitutto sulle infrastrutture, nodo decisivo», chiude Maroni.
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