Il prefetto di Como: «Desiderio di un nuovo inizio con coraggio e concretezza»

Andrea Polichetti

Cerimonia più raccolta rispetto al passato, ma decisamente carica di suggestioni e significati, quella organizzata ieri dalla Prefettura di Como per la Festa della Repubblica Italiana (75° anniversario). Suggestiva in particolare la cerimonia dell’alzabandiera, in piazza Del Popolo, davanti a Palazzo Terragni, con tutte le autorità schierate davanti al marmo bianco dell’edificio razionalista noto in tutta Europa. Presenti, con il prefetto Andrea Polichetti, il questore Giuseppe De Angelis e i vertici delle forze dell’ordine, il sindaco di Como, Mario Landriscina, il sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni, il presidente del consiglio regionale, Alessandro Fermi, della Provincia, Fiorenzo Bongiasca e il sindaco di Tremezzina e presidente di Anci Lombardia, Mauro Guerra.

Il cerimoniale si è quindi trasferita all’interno del Teatro Sociale. Nel suo discorso, Polichetti ha iniziato con emozione, parlando di «desiderio di un nuovo inizio dopo un lungo periodo di restrizioni, che hanno interessato anche gli spazi destinati a pubblici spettacoli. Dagli sguardi, seppure senza la visibilità del volto – ha detto il prefetto facendo riferimento all’obbligo di indossare ancora le mascherine – si intravede una rinnovata attenzione per la realtà che ci circonda. È un segnale eloquente che esprime un bisogno di recupero e di rinascita, di superamento di barriere psicologiche e fisiche».
Ha poi definito il Teatro Sociale un simbolo della bellezza di Como e dei tanti angoli anche nascosti del territorio provinciale. Ha ringraziato per questo due donne del Sociale, la neopresidente, Simona Roveda e una delle ex, Barbara Minghetti, «per aver reso disponibile una prestigiosa cornice per lo svolgimento di questo anniversario».

Per il prefetto è necessario «propagare ottimismo, coraggio e concretezza di azioni per la ripresa del territorio comasco e del Paese. Un aiuto ulteriore ci viene offerto dalla musica» ha detto ancora anticipando le esecuzioni curate dal Conservatorio di Como. Ha poi richiamato le parole dell’inno nazionale. Un pensiero anche a tutti i cittadini «in particolare le persone che avrebbero desiderato partecipare a questo evento, ma che è stato impossibile coinvolgere per le limitazioni derivanti dal rispetto della normativa anti contagio. Una condivisa unità morale del Paese, che ci fa sentire responsabili l’uno dell’altro, ci sta conducendo fuori dal tunnel dell’epidemia. Questo percorso ha visto l’impegno in prima linea delle autorità sanitarie, dei Sindaci, delle Forze dell’ordine, delle componenti della protezione civile. Festeggiare la Repubblica quest’anno significa innanzitutto esprimere gratitudine per gli sforzi e i sacrifici, a volte estremi, di quelle donne e di quegli uomini al servizio, in quegli ambiti, del territorio comasco» ha detto ancora il prefetto che ha evidenziato come nei suoi primi sette mesi a Como abbia cercato di «suscitare energie in grado di tessere una rete civica nell’interesse generale».

Ha poi ricordato i prefetti del passato, in particolare il prefetto consigliere di Stato Carlo Mosca, scomparso lo scorso 30 marzo. «Viva Como e la sua provincia. Viva la Repubblica. Viva l’Italia» ha concluso Polichetti.
Il sottosegretario Molteni in un post pubblicato su Facebook ha invece espresso «gratitudine per chi ha consentito al Paese di resistere, lottare e rialzarsi» ha scritto. Ha ricordato i territori, «essenza della nostra Repubblica» i sindaci, le forze dell’ordine e i volontari. «Ora siamo pronti a ripartire con orgoglio» ha concluso Nicola Molteni.

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