Cronaca

Il prefetto: «La mafia attacca l’economia sana di Como»

altMonito all’inizio dei lavori per il recupero della villa sequestrata alla ’ndrangheta a Cermenate
I promotori l’hanno definita «colletta civile contro i clan», il primo esempio in Italia di «patto civico del lavoro». Senza neppure un euro di finanziamento pubblico, la villetta di Cermenate confiscata alla ’ndrangheta sarà ristrutturata e ospiterà le attività del Centro studi sociali contro le mafie “Progetto San Francesco”. I lavori sono stati inaugurati ieri e si concluderanno il Primo Maggio, festa dei lavoratori. L’intervento costerà circa 50mila euro, finanziati

grazie alla collaborazione della Cisl, dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) e degli artigiani di Cna Como, ma anche di sponsor privati e semplici cittadini.
L’intervento è stato progettato dall’architetto Caterina Blondi: «La villetta era abitata ma ora è chiusa da tempo – spiega la professionista – I lavori prevedono la revisione degli impianti e degli spazi in modo da renderli fruibili a gruppi di persone».
Presente alla cerimonia, il prefetto di Como, Michele Tortora, ha ribadito l’elevato rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata in Lombardia e sul Lario.
«Purtroppo bisogna prendere atto che la mafia è presente e non è meno pericolosa che in altre zone d’Italia – ha detto il prefetto – Si infiltra nel tessuto economico e il rischio è che l’imprenditoria sana sia fagocitata da quella mafiosa. Occorre creare gli anticorpi nella società civile, mobilitare le coscienze. Questo progetto è un esempio di comunità di intenti e compattezza delle istituzioni, delle categorie, del terzo settore e della società civile».
Battista Villa, presidente del “Progetto San Francesco”, ha sottolineato l’importanza della scelta del “patto civico”. «Arrivare qui non è stato facile e ora dobbiamo impegnarci ancora di più – ha detto – Diamo il nostro piccolo contributo alla soluzione di un grande problema italiano. Occorrono spunti di riflessione e soprattutto lavori concreti. Dobbiamo sperimentare buone pratiche a tutti i livelli. Contro la crisi servono sforzi eccezionali ma anche esempi di buona volontà».
«Il Progetto San Francesco non ha utilizzato neppure un euro di finanziamento pubblico – ha aggiunto Alessandro de Lisi, direttore del Centro Studi Sociali contro le mafie – Abbiamo scelto la via più difficile dell’azionariato popolare. L’adesione è gratuita e ogni contributo in più sarà sempre benvenuto».
Fondamentale per poter aprire il cantiere l’apporto offerto da Ance e Cna Como. «Il rischio di infiltrazione mafiosa nell’edilizia è alto – ha sottolineato il vicepresidente dell’Ance Enrico Bianchi, che collabora direttamente al progetto con la sua impresa – Vogliamo essere un esempio di legalità tenendo fuori chi non rispetta il codice etico». «L’illegalità ha ucciso la capacità degli imprenditori onesti di stare al passo – ha aggiunto Enrico Benati, presidente della Cna – Possiamo uscire da questa situazione solo con il supporto di tutti e non abbassando mai la guardia».
Grande soddisfazione per il sindaco di Cermenate, Mauro Roncoroni.
«È un’altra importantissima tappa – ha aggiunto – Ora dobbiamo continuare e fare ancora di più. Una proposta potrebbe essere la messa in rete di tutti i beni confiscati alla mafia per una gestione comune e con un progetto complessivo».
Il sindaco di Fino Mornasco, Giuseppe Napoli, ha annunciato che a breve partirà in paese un cantiere per la ristrutturazione di un edificio confiscato alla mafia, nel quale saranno realizzati appartamenti a disposizione delle giovani coppie in difficoltà che non possono pagare un alloggio.

Anna Campaniello

Nella foto:
A sinistra, una fase dei lavori di ristrutturazione dei locali interni della villetta di Cermenate. Sopra, una panoramica dell’edificio sequestrato alla ’ndrangheta (fotoservizio Mattia Vacca)
24 gennaio 2013

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