Il presidente Kennedy nei ricordi degli “americani d’Italia”

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Erano ragazzi del college o studenti universitari quando John Fitzgerald Kennedy si affacciava sul panorama politico americano. Ora sono voci di una memoria che, a più di cinquant’anni di distanza dall’attentato di Dallas, non ha perso forza.
Il saggio “22 novembre 1963 – Il giorno in cui ci svegliammo dal sogno” (Monti editore) – che il giornalista erbese Mauro Colombo ha scritto con Rita Salerno, e che verrà presentato martedì 18 febbraio (ore 18) alla libreria Ubik di Como – è un

inedito ritratto di JFK visto dagli “americani d’Italia”. Un eterogeneo gruppo di testimoni di quella tragica pagina di storia, provenienti da ambiti diversi e con storie diverse, ma per i quali la morte del presidente è stata una comune pietra miliare. Non a caso, come accadde per l’11 settembre, tutti ricordano perfettamente che cosa stessero facendo quel 22 novembre quando il presidente fu assassinato. Dalle loro testimonianze, però, trapela anche tutto l’entusiasmo, l’ottimismo e la voglia di cambiamento con cui Kennedy nutrì il loro immaginario.
«Non volevamo fare l’ennesimo saggio sulla ricostruzione dell’attentato o una biografia di Kennedy – spiega Colombo – ma far emergere un suo ricordo dagli americani che oggi vivono in Italia e che hanno militato per lui».
Che cosa accomuna i testimoni intervistati?
«Nessuno si è preoccupato solo del business e del proprio tornaconto personale, tutti sono stati coerenti con le loro scelte. Bene o male, chi in ambito politico chi diplomatico chi sociale, hanno sentito questa vocazione a portare avanti gli ideali che Kennedy aveva coltivato. Figli di quell’epoca, non hanno rinnegato quel tipo di visione; nessuna “inversione a U” come è accaduto invece per tanti protagonisti della società italiana».
Emblematico il gesto di protesta del giocatore di basket Charles Yelverton, che non si alzò durante l’inno per solidarizzare con gli amici rimasti in Vietnam.
«Gli è costato moltissimo. Giocava in Nba nei Portland Blazers e fu cacciato dalla massima serie. Aveva apprezzato la mobilitazione per i diritti dei neri di Kennedy e si sentì tradito da Nixon».
Nella testimonianza di Carole Beebe Tarantelli (moglie dell’economista Ezio Tarantelli, ucciso dalle Br) c’è un interessante parallelo tra metodi antiterrorismo Usa e quelli italiani.
«La Beebe ricorda i movimenti politici stroncati brutalmente in Usa, per esempio l’uccisione di quattro studenti della Kent State University e l’eliminazione dei leader delle Pantere Nere o dei “Weathermen”. Gli Usa hanno una storia di soli tre secoli, ma una coscienza nazionale superiore alla nostra. Ciò ha permesso loro di fare più facilmente i conti con il passato».

Katia Trinca Colonel

Nella foto:
John Fitzgerald Kennedy durante la sua visita lampo a Bellagio nel 1963. Pochi mesi dopo veniva assassinato a Dallas

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