Il procuratore di Brescia: «Abbiamo salvato la vita a quel ragazzo comasco»

isis-1«Ascolteremo con la massima cura tutto quello che il ragazzo riterrà utile dire. E lo faremo a maggior ragione se avrà qualche altro elemento da fornire circa i contatti che ha avuto e sui solleciti che ha ricevuto». Così Pierluigi Dell’Osso, procuratore generale presso la Corte d’appello di Brescia, intervistato ieri da Espansione tv, ha commentato il regime di sorveglianza speciale scattato nei confronti del 19enne italo-tunisino residente a Cermenate, contattato da alcuni presunti reclutatori islamici dell’Isis.
Brescia è la città da dove è partita l’inchiesta che ha portato all’arresto di due albanesi, zio e nipote, e di un italiano di origine marocchina, accusati i primi di reclutamento con finalità di terrorismo e il terzo di apologia di delitti di terrorismo, aggravata dall’uso di Internet.
L’operazione, denominata “Balkan Connection”, condotta dalla Digos di Brescia e coordinata dalla Procura bresciana, ha anche fatto scattare il provvedimento di sorveglianza speciale, con divieto di espatrio, nei confronti del 19enne.
Il giovane, quando ancora era minorenne, è stato contattato, tramite Internet, da alcune delle persone arrestate l’altro giorno nell’ambito dell’operazione “Balkan Connection”.
Si tratta, secondo la Procura di Brescia, di contatti durati all’incirca due anni. L’ipotesi è che il ragazzo, che non è indagato, sia stato suggestionato dalla propagando via Internet degli estremisti islamici.
Gli inquirenti puntano a ottenere risposte dal cellulare e dal computer sequestrati al giovane.
«Gli sono stati sequestrati diversi oggetti – ha spiegato il magistrato – Si tratta di tutto ciò che può rappresentare un elemento di connessione con i reclutatori o di spiegazione ulteriore nel corso dell’approfondimento delle indagini. Il giovane è stato innanzitutto destinatario di perquisizioni e poi di una proposta di ritiro del passaporto affinché non potesse espatriare. E magari questo gli ha salvato la vita».
Secondo il procuratore Dell’Osso, «un ragazzo può essere facilmente suggestionato da un momento all’altro». Il magistrato ha poi aggiunto: «Dire che c’era il rischio effettivo che nell’arco di una settimana sarebbe partito per i luoghi deputati è, come ogni considerazione sul rischio, piuttosto  approssimativa. Ma indubbiamente, il ragazzo è stato un interlocutore reiterato di questi arruolatori».
Un fenomeno, quello della propaganda su Internet per reclutare i cosiddetti foreign fighters, ovvero i combattenti stranieri che si uniscono all’Isis, che non può più essere sottovalutato.
«Non bisogna fare allarmismi – ha concluso il procuratore generale Dell’Osso – ma l’allerta deve essere massima. E occorre decisione negli interventi quando ci sono le condizioni, come si sono presentate a noi».

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