Il progetto di legge del 2011 è finito sul binario morto

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Nell’estate di due anni fa, prima della chiusura per le ferie, la Camera aveva dato via libera in prima lettura al progetto di legge della deputata Pdl di origine marocchina, Souad Sbai, con cui si vietava il velo integrale.
In tre articoli la norma prevedeva multe fino a 500 euro per chi avesse indossato il niqab in luoghi pubblici e stabiliva pene carcerarie e niente cittadinanza per chi avesse costretto le donne a indossare veli integrali.
Il disegno di legge era stato

votato dal centrodestra. Contrario il Pd, astenuti invece Udc, Fli e Italia dei Valori.
La crisi di governo e la parentesi “tecnica” avevano poi incanalato in un binario morto il progetto, sintesi in realtà di una dozzina di proposte di legge presentate durante tutta la 16esima legislatura da parlamentari di varia collocazione politica.
Dopo le elezioni di fine febbraio, stando almeno al database della Camera dei Deputati, la questione del velo integrale è stata ripresa da un solo parlamentare, il democratico Guglielmo Vaccaro, il quale ha riproposto il disegno di legge già depositato nel precedente mandato.
La questione principale, secondo Vaccaro, è legata al problema sicurezza. Scrive infatti il deputato Pd, nella relazione che accompagna il disegno di legge, come la norma proposta punti «a tutelare l’esigenza primaria della pubblica sicurezza che lo Stato, nel rispetto delle proprie prerogative, è tenuto a garantire ai propri cittadini, bilanciandola con l’incomprimibile tutela della libertà dell’individuo di esplicare la propria personalità, costituzionalmente prevista. Viene al contempo tutelato il più ampio riconoscimento da parte dello Stato del principio di libertà religiosa previsto all’articolo 8 della Costituzione».
Secondo Vaccaro, «in Italia, il fenomeno del burqa è molto contenuto, pur continuando a destare preoccupazione».

Nella foto:
Nel 2011 un disegno di legge contro il velo integrale era stato approvato dalla Camera

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